un po' di Ludovico Van
E parliamo un poco di Classica, dai.
L'anno scorso in uno dei miei giri in moto mi trovo in Carinzia e visitando il grazioso cimitero di Villach mi imbatto con sorpresa e infinita emozione nella tomba di Wilhelm Backhaus. Questa me la ero persa. Il gigantesco pianista nato a Lipsia nel 1884 era andato a finire i suoi giorni, nel 1969, nel bellissimo borgo lacustre e qui venne inumato.
Oggi, chissà perché poi, ripensavo a quel giorno e mi sono detto: e mettiamo un po' di classica di quella bella. Che poi andrebbe ascoltata tutti i giorni prima di coricarsi, dopo un brandy o una camomilla, scelte private.
Il disco in questione, registrazione Decca, contiene due perle dell'integrale concertistica per pianoforte beethoveniana che Backhaus incise, unitamente a tutte le sonate.
Si tratta di un documento eccezionale, che ritrae il sommo interprete in una lettura come sempre granitica, priva di retorica e tecnicamente insuperabile. I due concerti, terzo e quarto, checché ne pensino i fanatici dell'Imperatore, sono a mio parere i più belli. Il terzo che ancora respira, superandole, le atmosfere classiche e il quarto che si pasce di puro romanticismo.
Una bellissima occasione per farne la conoscenza qualora non la si abbia già fatta.
Vero è che Interplay, per statuto, si occupa dei paesaggi sonori dal Novecento in su. Ma in fondo.... chissenefrega. Beethoven è dell'Ottocento, del Novecento, del Duemila....e sarà anche del Tremila a meno che qualche testa di cazzo di guerrafondaio non farà sparire tutto quanto.
Non dico altro. Andatevi ad ascoltare Ludovico Van nella sublime interpretazione di uno dei più grandi (di sicuro tra i primi cinque). Poi ci direte.
EmG



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