buon compleanno Charlie, ovunque tu stia suonando il tuo rullante in ritardo

 


Oggi, 2 giugno 2026, Charlie Watts avrebbe compiuto 85 anni. E se il mondo del rock si ostina a piangerne la scomparsa, la verità è che Charlie non se n'è mai andato davvero: è semplicemente rimasto dove è sempre stato per quasi sessant'anni, nobile e immobile al centro del caos, a dettare il battito del cuore della più grande rock band della storia.

Definire Charlie Watts "il batterista dei Rolling Stones" è un insulto per difetto. Charlie è stato la gravità. È stato l'uomo che ha permesso a Mick Jagger di volare e a Keith Richards di inventare i riff che hanno ridefinito la musica contemporanea, offrendo loro un terreno solido e assolutamente unico su cui atterrare. Senza il suo leggendario backbeat — quel millimetrico ritardo sul rullante che creava una tensione erotica e irresistibile, combinato col leggerissimo anticipo del charleston — il rock 'n' roll sarebbe stato solo un piacevole rumore veloce. 

Con lui, è diventato danza, swing, eternità.

Mentre la mitologia del rock esigeva eccessi, macchine distrutte e assoli interminabili, Charlie Watts rispondeva con il silenzio della classe. Un jazzista prestato al reame di folli pirati.

In un mondo di camicie aperte e glitter, lui vestiva solo l'eleganza sartoriale di Savile Row.

Niente fiamme, niente doppie casse imponenti, nessun assolo pirotecnico. Il suo kit era essenziale, ridotto all'osso. Sapeva che la potenza non sta nel numero di piatti che colpisci, ma nello spazio che lasci tra una nota e l'altra.

Il segreto di Charlie, quel tocco che qualunque batterista al mondo ha provato a copiare senza successo, risiede in un paradosso fisico: quando colpiva il rullante sul secondo e sul quarto quarto della battuta, sollevava la bacchetta della mano sinistra dal piatto hi-hat (il charleston). Un "difetto" tecnico che creava un micro-vuoto d'aria, un respiro che dava alle canzoni degli Stones quel groove claudicante, sexy e assolutamente unico. Ascoltare Honky Tonk Women o Start Me Up significa ascoltare la perfezione di quel vuoto. Un vuoto nel quale tutti gli altri, a partire da Keef, hanno giocato una vita. Capire il drumming di Watts è capire il suono degli Stones

"Mick può essere il re, ma Charlie è il Dio." — Keith Richards

Resta storica (e pare non sia leggenda), e riassume perfettamente l'uomo, la notte in cui un Jagger decisamente su di giri lo chiamò al telefono nella sua stanza d'albergo urlando: "Dov'è il mio batterista?". Charlie si alzò, si fece la barba, indossò un abito perfetto fatto su misura, scese le scale, raggiunse la stanza di Jagger e gli sferrò un pugno in pieno volto, dicendogli calmo: "Non chiamarmi mai più il 'tuo' batterista. Sei tu il mio cantante".

Oggi che il tempo corre veloce, celebriamo l'uomo che il tempo lo ha domato, tenendolo chiuso nel palmo della mano, scandito da una bacchetta impigliata nello swing. 

Buon compleanno, Charlie. 

Le radio di tutto il mondo trasmettono ancora quel rullante in ritardo che ha fatto la storia del rock.



Commenti

  1. Devo prendere le distanze da FullG che non si firma ma questo articolo è il suo.
    Full è musicista e ascoltatore raffinato e attento e spessamente siamo in sintonia. Anzi, quasi sempre. sugli Stones invece siamo allo Zenith e al Nadir e in questo caso ho sempre la sensazione che al Nadir ci sia lui😄. Quella che lui definisce la più grande rock band di sempre resta amio parere una banda da garage che ha scritto della musica mediocre e la ha pure suonata male.
    In sintesi: il più grosso equivoco del rock. Mi perdoni l'amico fraterno con cui abbiamo bellissimi progetti ma qui mi pongo agli antipodi. Mi affianco su McCartney (anche se i primi sei album dei Beatles avranno tre o quattro pezzi decenti su Settanta mentre il resto è paccottiglia).
    Quindi, in sintesi, gli Stones fanno pena. Punto.
    Ciao Full, ti voglio bene lo stesso❤️❤️

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    1. ti voglio bene anch'io, ma sbagli. Se uno studia tanto tanto riesce a riprodurre i feel di un Gadd o di un Colaiuta. Nessuno (per stessa ammissione di tutti i batteristi) riproduce il drumming di Watts (o di Ringo), esattamente come è riproducibile un solo di Vai ma non la notona di BB King o la cascata di note di Trane ma non la notona di Dexter. La tua la diagnostico come "dipendenza generazionale da tecnica". Vale più un colpo di tosse di Johnny Cash che tutta la vita artistica di Demetrio Stratos. Spero di averti provocato abbastanza, ma chiamerò comunque in rinforzo il Vak.

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  2. Sarà come dici tu. Resta il fatto che gli Stones mi fanno cagare. Secondo me è più una dipendenza da idee. I soliti quattro accordi beoti che ci propinano da un'era geologica mi hanno sempre generato fastidio e dolore. Molto meglio il TrioQuater Reloaded di cui il mondo si accorgerà presto😊😊

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