getting in tune, splendido 55enne
Registrata agli Olympic Studios di Londra esattamente 55 anni fa, il 7 giugno 1971, Getting in Tune è uno dei segreti meglio custoditi e, al tempo stesso, uno dei vertici emotivi di quel capolavoro assoluto che è Who's Next.
Mentre il disco è giustamente celebrato per le rivoluzioni tecnologiche e i sintetizzatori d’avanguardia di Baba O'Riley e Won't Get Fooled Again, questo brano rappresenta l'anima più calda, analogica e puramente corale della band.
Il pezzo è una masterclass su come gestire la dinamica rock, costruita su un continuo saliscendi emotivo che mette in luce la straordinaria intesa tra i quattro musicisti:
L'incipit intimo: Il brano si apre in punta di piedi. È il pianoforte di Nicky Hopkins — storico collaboratore anche di Stones e Kinks — a dettare la linea, assecondato dal canto confidenziale, quasi sussurrato, di Roger Daltrey.
L'ingresso della sezione ritmica: Quando entrano John Entwistle e Keith Moon, la canzone cambia pelle. Il basso di Entwistle non si limita a fare da collante, ma tesse contro-melodie agilissime ed espressive. Moon, dal canto suo, entra con una delicatezza insolita per i suoi standard, per poi esplodere nei suoi classici, debordanti fill di batteria man mano che l'intensità sale.
Il climax: La chitarra di Pete Townshend sposta progressivamente l'asse verso un power-pop epico e vigoroso. Il finale è un corpo a corpo tra la chitarra elettrica, le rullate di Moon e gli acuti liberatori di Daltrey, che tocca qui una delle sue vette vocali dell'era anni Settanta.
Originariamente concepito per il travagliato progetto multimediale Lifehouse — l'opera distopica poi parzialmente abbandonata da Townshend — il testo di Getting in Tune affronta un tema carissimo al chitarrista: la ricerca dell'armonia interiore attraverso la musica.
"I'm getting in tune to the straight and narrow / My jacket's gonna be a tight fit / I'm getting in tune to the straight and narrow / And I'm singing notes that I never might hit."
Non è solo una metafora sull'accordare gli strumenti prima di salire sul palco; è una riflessione più profonda sull'allineamento con se stessi, sulla fatica di trovare il proprio posto nel mondo e sulla capacità della musica di curare le fratture dell'anima. Quando Daltrey canta "With you", quel "tu" può essere interpretato sia come una persona amata, sia come il pubblico stesso, o ancora come la vibrazione universale della musica.
Se Who's Next è un album monumentale, lo si deve a tracce come questa. Getting in Tune non ha il passo d'carica degli inni generazionali della band, ma possiede una vulnerabilità e una tensione emotiva che la rendono senza tempo. Dimostra che dietro la furia incendiaria degli Who c'era una profondità di scrittura e un'abilità esecutiva che pochissimi altri gruppi nella storia del rock hanno saputo combinare con altrettanta forza.
Un anniversario che merita un ascolto attento (e a volume rigorosamente alto...).



Leggere questo post del Full mi fa doppiamente piacere. Primo perché sono da quarant' anni un grandissimo estimatore di The Who, secondo perché pensavo che lui non lo fosse. Ma la via verso Damasco è lunga e le conversioni, seppur tardive, sono sempre auspicabili.
RispondiEliminaE poi perché dimostra il consueto acume nel tirar fuori da Who's Next, album di pezzi celeberrimi (la vetta resta per me Behind Blue Eyes), un branoolto interessante come Getting in tune.
The Who rappresentano per me uno dei punti più alti della storia del Rock . Insieme a Bowie e al McCartney dei Beatles maturi, Townsend è il miglior songwriter dell'epoca e uno dei più grandi in assoluto. Riascoltare i dischi degli Who uno dietro l'altro, da My Generation al quasi recente Who è un'esperienza che consiglio a tutti. Soffermandosi su Tommy, Quadrophenia, Who are you, Face Dance e appunto Who's Next che, come ha sottolineato Lorenzo, rappresenta un punto di svolta.
Senza dimenticare Live at Leeds, uno dei tre migliori dischi dal vivo di sempre riferiti ad un rock con venature possenti, insieme a Made in Japan e a The Song Remains the Same. Non ho bisogno di precisare le band.
per ragioni che non so assolutamente spiegare, noto che i nati nel decennio sixties adorano gli Who (emblematico Ligabue, classe 1960, e la sua "chissà se in cielo passano gli Who"), mentre i nati nel decennio successivo (come il sottoscritto e gran parte degli amici e conoscenti) ignorano o sottovalutano enormemente il gruppo..... Iper e ipovalutazione? Normale gap generazionale? Diciamo che di getto sosterrei, con molti -per non dire tutti- miei coscritti, che Pete come compositore e Roger come cantante non sono neanche tra i primi dieci, ma sentendo con attenzione sto considerando diversamente. Chiaro: bisogna studiare bene, e, come diceva giorgio michele : ascoltare senza pregiudizi.
EliminaDimenticavo: Daltrey è un vocalist che ha fatto storia, capace di dolcezze e ruvidezza nonché dotato di timbro baciato dagli dei. Entwistle è un rivoluzionario del basso e Moon .....era Moon
RispondiEliminaHo letto con piacere la replica del Full. Considerato che reincarnarsi è, come ci illumina Bergonzoni, prerogativa delle unghie dei piedi, ricredersi è invece segno di intelligenza. Naturalmente quando è il caso.
RispondiEliminaIo forse li amo anche troppo perché a mio parere Townsend e Daltrey sono addirittura nei primi 5, ma può essere anche un' esagerazione che paga i limiti delle classifiche.
Sono tuttavia convinto che nel FullG sia scattato un motore di curiosità e che acume e sensibilità (di cui è naturalmente dotato) faranno di lui un fan di The Who. Come è sacrosanto che sia💪💪