Boy George, 65 candeline e qualche riflessione sul pop anni '80

 


Guardare oggi Boy George, oggi che compie  65 anni, e i suoi Culture Club, significa fare i conti con uno dei capitoli più vibranti, colorati e rivoluzionari del pop mondiale. Nei primi anni '80, la band non ha semplicemente scalato le classifiche con perle come Karma Chameleon e Do You Really Want to Hurt Me; ha ridefinito il concetto di fluidità, stile e contaminazione musicale (dal reggae al soul, fino alla New Wave) ben prima che questi termini diventassero di moda.

Il tempo passa per tutti, ma a George Alan O'Dowd ha fatto un regalo inaspettato: la maturità vocale.

Ieri la sua voce era un contralto vellutato, cristallino, quasi angelico nella sua malinconia.
Oggi, complici gli eccessi del passato e il naturale invecchiamento, la voce si è sporcata, graffiata,  più profonda e, potremmo dire, decisamente più "black". Oggi Boy George canta con un'anima soul e blues che nei vent'anni della giovinezza era forse impossibile.

Sul palco, George resta un catalizzatore magnetico. I look eccentrici e gli iconici cappelli a tesa larga ci sono ancora, ma portati con la regalità di un sopravvissuto che non deve più dimostrare niente a nessuno. Ha sostituito la sfrontatezza accattivante degli esordi con una rassicurante e ironica saggezza.

I Culture Club oggi sono una formidabile macchina da live. Nonostante le storiche tensioni interne (in particolare i tormentati trascorsi tra George e il batterista Jon Moss, che ha ufficialmente lasciato la band dopo lunghe battaglie legali), la formazione che si esibisce sui palchi internazionali offre uno spettacolo di altissimo livello.

Non si tratta di una triste fiera della nostalgia. Brani come Time (Clock of the Heart) o Church of the Poison Mind vengono eseguiti con arrangiamenti freschi, supportati da sezioni di fiati e coriste gospel che esaltano la natura intrinsecamente "nera" e ritmica della band. I Culture Club oggi non suonano datati: suonano classici.

Il Graffio del Tempo: La nuova pasta vocale di Boy George è un punto di forza per chi ama il soul autentico, anche se potrebbe spiazzare chi cerca l'esatta replica del disco del 1983. Voce scura, meno estesa, ma usata benissimo: bisogna essere preparati ma soprattutto "elastici".

Inclusività Naturale: Oggi il mondo parla di fluidità e diritti LGBTQ+; i Culture Club lo facevano quarant'anni fa semplicemente essendo se stessi, il che rende la loro estetica incredibilmente attuale.

Tra i limiti potremmo vedere la Mancanza di Nuovo Repertorio: Sebbene l'album Life del 2018 abbia dimostrato che la band sa ancora scrivere ottimo pop d'autore, il pubblico cerca inevitabilmente i vecchi successi. Il rischio, sempre dietro l'angolo, è quello di rimanere intrappolati nel ruolo di "monumento museale". Va detto che una manciata di dischi solisti dell'odierno 65enne George compensano abbondantemente l'immobilità creativa della Band....

Boy George e i Culture Club oggi non sono più le popstar ribelli che sconvolgevano i salotti borghesi della Gran Bretagna Thatcheriana. Sono, più giustamente, dei nobili decaduti e risorti del pop.

Festeggiare Boy George oggi significa celebrare un uomo che ha attraversato l'inferno delle dipendenze e dei tabloid, uscendone con una dignità artistica invidiabile. I Culture Club non sono un reperto archeologico: sono la testimonianza vivente di un'epoca in cui il pop era leggero ma non superficiale, provocatorio ma incredibilmente melodico. Finché George avrà quel cappello e quella voce graffiante, il club è aperto e vale decisamente la pena visitarne una tappa.

I Culture Club, poi, quanto altre icone eighties quali Durans, Spands, Tears for Fears, ecc......, dimostrano ancora una volta, oltre ad una popolarità vicina all'immortalità discografica (molto più facile incappare in un classico '80 nella radio che in un qualunque brano dei decenni successivi) una complessità armonica successivamente inconcepibile: sentire Victims per rendersene conto (oltre alla bellezza del brano, ci son più accordi qui che in tutta la vita artistica, per dire tra i tanti, dei Green Day o dei tanto osannati Oasis).......


PS: la riflessione sul valore degli anni '80, sulle carriere dei vari "sopravvissuti" e sul raffronto critico con altre epoche andrà fatto, assolutamente, in altri post ad hoc



Commenti

Post più popolari