20 anni senza il "quinto Beatle"
Il 6 giugno 2006 il mondo della musica perdeva Billy Preston, uno dei tastieristi, compositori e polistrumentisti più straordinari del ventesimo secolo. A vent'anni esatti dalla sua scomparsa, il suo lascito artistico rimane un pilastro fondamentale della storia del rock, del soul e del funk.
Definito universalmente come il "Quinto Beatle" – un titolo onorifico condiviso con pochissimi altri, ma nel suo caso sancito direttamente dai crediti di un disco – Preston è stato l'unico musicista esterno a ricevere il co-billing ufficiale in un singolo dei Fab Four, per lo storico brano Get Back (accreditato a "The Beatles with Billy Preston").
Il suo tocco magico al piano elettrico Rhodes e all'organo Hammond diede una sferzata di energia e freschezza alle sessioni tese e calanti di Let It Be, cementando anche la sua storica collaborazione con George Harrison nel leggendario Concert for Bangladesh.
Ma ridurre la carriera di Billy Preston ai soli anni londinesi sarebbe un errore imperdonabile.
Prodigio assoluto del pianoforte gospel fin da bambino, Preston ha incrociato i tasti con i più grandi giganti della musica mondiale:
Ray Charles: Che lo scoprì e lo portò in tour ancora giovanissimo, plasmandone l'approccio soul.
The Rolling Stones: Di cui divenne un membro aggiunto fondamentale per gran parte degli anni '70, arricchendo con il suo groove viscerale album capolavoro come Sticky Fingers ed Exile on Main St.. (quindi quinto scarafaggio ma anche quinta pietra rotolante....diciamo che nessuno ha un pedigree paragonabile.....).
La carriera solista: Ha firmato hit planetarie irresistibili come Outa-Space (vincitrice di un Grammy), Will It Go Round in Circles e la splendida ballata You Are So Beautiful, resa poi celebre in tutto il mondo dall'interpretazione di Joe Cocker.
Billy Preston non era semplicemente un turnista di lusso: era un catalizzatore di energia. Con la sua travolgente capigliatura afro, il suo sorriso magnetico e una tecnica d'improvvisazione che fondeva sacro e profano, riusciva a trasformare qualsiasi sessione di registrazione in una celebrazione ritmica e non solo.
Oggi, a vent'anni dalla sua morte, ogni volta che un organo Hammond ruggisce in un pezzo rock o una tastiera Rhodes accenna un groove soul, si sente l'anima di Billy Preston, il Maestro, vibrare.



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