paint it black, i sessant'anni di un manifesto
Pubblicata il 13 maggio 1966 negli Stati Uniti (e pochi giorni dopo nel Regno Unito), "Paint It, Black" non è solo una delle canzoni più famose dei Rolling Stones, ma un vero e proprio spartiacque nella storia del rock.
Ecco una breve recensione per celebrarne il sessantesimo anniversario:
L'Innovazione Sonora: Il Sitar di Brian Jones
Il cuore pulsante del brano è l'ipnotico riff di sitar suonato da Brian Jones. In un'epoca in cui il pop stava scoprendo le influenze orientali, gli Stones riuscirono a usare questo strumento non come un semplice abbellimento esotico, ma per dare al pezzo un'atmosfera oscura, raga-rock e profondamente inquietante.
Il Ritmo: La Marcia Inarrestabile
La batteria di Charlie Watts trasforma la canzone in una sorta di marcia militare accelerata. Il ritmo è frenetico, quasi claustrofobico, e sostiene perfettamente il crescendo emotivo di Mick Jagger.
Il Testo: Il Colore del Lutto
A differenza dei brani più solari delle band contemporanee, "Paint It, Black" scava nel nichilismo e nel dolore. Il testo descrive il desiderio di dipingere tutto di nero per riflettere lo stato d'animo di chi ha perso una persona cara. È un brano che cattura perfettamente il passaggio della band (e della cultura giovanile) verso temi più complessi, maturi e psichedelici.
Perché è un capolavoro dopo 60 anni?
Atmosfera: È riuscita a rendere il "pop" qualcosa di sinistro e viscerale.
Eredità: È stata utilizzata in innumerevoli film e serie (spesso legati alla guerra del Vietnam), diventando il simbolo di una generazione che perdeva l'innocenza. Per la generazione immediatamente successiva a quella che visse il brano in diretta (ovvero la nostra...), questo brano (forse meglio dire: questo testo) è indissolubilmente legato alla scena cinematografica che vedete sotto.......
Produzione: Il mix tra il basso distorto di Bill Wyman e le percussioni la rende ancora oggi incredibilmente moderna e potente all'ascolto.
In sintesi: Un pezzo che non è invecchiato di un giorno. Se gli Stones hanno cementato la loro reputazione di "bad boys" del rock, lo devono in gran parte a questa esplosione di oscurità cromatica.



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