Due canzoni in cui si dimostra che lirica e pop possono dialogare


 i Fond du Temple Saint (da I Pescatori di Perle di Bizet) e Un di' felice eterea (da La Traviata di Verdi) sono due piccoli capolavori contenuti nello straordinario album Grown Backwards di David Byrne e dimostrano un rapporto possibile tra popsong e opera.

I tentativi di coniugazione in tal senso sono stati molti. Diversi cantanti ad impostazione leggera (vale a dire non utilizzando i risuonatori con meccanismo tipico della lirica) si sono cimentati con arie operistiche con risultati sovente per non dire quasi sempre disastrosi. Stessa cosa vale al contrario. Quando i lirici si cimentano con il brano pop-rock gli esiti sono spesso anche peggiori.

Il punto sta nell'intenzione di approccio, vale a dire quella di portare nel proprio territorio un oggetto 'altro' credendo che basti cantarlo secondo abitudine. Nulla di più terribile sul piano estetico.

In questo caso il geniale Byrne fa esattamente il contrario. Affronta cioè due meraviglie del repertorio operistico cercando qualcosa di nuovo a livello interpretativo, senza cercare di scimmiottare uno stile e neppure attenendosi alla partitura. Costruisce così una interessantissima alternativa in termini di interpretazione, senza alterare il proprio stile vocale, cercando un arrangiamento consono agli intenti, non senza delicata ironia. Ne sortiscono due piccole perle che si integrano a meraviglia nel tessuto magico di un disco di per sé eccellente, da ascoltare di notte, nel silenzio fatato da rompere con garbata misura.

Fonte: YouTube https://share.google/A0ooi2S85D9Tw6LHu

Un di Felice https://share.google/n06i8SHiutfbCRr24

Commenti

  1. possono dialogare se da uuna parte c'è un Autore (maiuscolo) e dall'altra c'è Byrne. Parlaci invece delle arie di Albano, che purtroppo non sono le arie che potremmo immaginare e forse sperare......

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  2. Il problema è proprio quello di 'darsi delle arie', vale a dire di avere la presunzione di poter dire la propria in un repertorio cantato da Caruso, Gigli, Corelli, Domindo, Pavarotti. Lì il nostro AL nazionalpopolare aveva dato prova di gusto perfido e di scarsissima contezza dei propri confini vocali.
    Ma non è il solo.
    Il tanto incensato Bocelli credo abbia fatto di peggio, facendosi coinvolgere come fosse cosa seria in una registrazione di Tosca da fare venire le piattole anche ai melomani più tolleranti.
    Detto questo, ciò non è peggio delle sortite di Pavarotti alle prese con le canzoni pop o, peggio ancora, col grande repertorio napoletano, tra l'altro con una dizione da fare gridare Vendetta

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    1. tra le cose poco gradevoli da dire ma clamorosamente veritiere c'è che che se Bocelli fosse vedente, così quanto Gaetano vivo, le cose sarebbero estremamente ridimensionate........ (sul Lucianone ti dico in rima che da buon emiliano s'è fatto prendere la mano)

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  3. Che dire....il fascino della popstar è difficile da tenere alla larga. Luciano all'epoca viveva la sua love story con Nicoletta e voleva essere parte di tutto lo star system musicale planetario. Ci è riuscito, ma il prezzo pagato sul piano artistico è stato piuttosto salato.
    Approfondimento: come rovinare il ricordo che lascerai di te.

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    1. tema assolutamente da approfondire: quanto lo sputtanamento artistico può inquinare il ricordo dell'artista (ed anche delle cose migliori)?

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  4. Rovinare il ricordo e la Legacy di Pavarotti è in realtà impossibile, tanto è stato il suo magistero tecnico e interpretativo. Ha lasciato tante di quelle pietre miliari sufficienti costruire grattacieli o a lapidare miliardi di artisti pietosi.
    Pertanto la sua reputazione resta anche se lui stesso ha fatto la qualunque negli ultimi anni per provare a rovinarla

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