"We Shall Overcome: The Seeger Sessions", splendido ventenne
Esattamente vent’anni fa, il 25 aprile 2006, Bruce Springsteen pubblicava "We Shall Overcome: The Seeger Sessions", un album che resta uno dei capitoli più gioiosi, caotici e vitali della sua intera discografia.
Possiamo considerarlo, in accezione esclusivamente positiva, un "deragliamento controllato" nella musica folk americana, oltre che, ovviamente, nella discografia springsteeniana.
Non si tratta di un album di cover dei brani scritti da Pete Seeger, quanto piuttosto di una rilettura del repertorio che Seeger ha preservato e diffuso. Springsteen attinge al Great American Songbook (folk, gospel, blues e canzoni della Guerra Civile), trasformando brani polverosi in inni vibranti.
Dimentichiamo il muro di suono della E Street Band. Qui domina un ensemble di circa venti musicisti tra banjo, violini, fisarmoniche, trombe e cori gospel.
L'approccio: L'album è stato registrato quasi interamente "buona la prima" nella fattoria di Bruce, senza prove eccessive.
Il risultato: Un suono sporco, autentico e festoso, dove si sente il respiro della stanza e il cigolio delle sedie. E' un disco, al netto dell'impegno sociale e politico, sempre presente, gioioso e divertente, e coinvolge dalla prima nota.
Ha un'energia travolgente: Brani come Old Dan Tucker e Jesse James corrono a velocità folle, carichi di un’energia quasi punk applicata al folk.
Ha una notevole profondità emotiva: Nelle ballate come Shenandoah o la title track We Shall Overcome, la voce di Springsteen (qui particolarmente roca e graffiante, ed in una delle forme migliori di sempre) trasmette un senso di eredità storica e speranza collettiva.
la ovvia ma mai banale rilevanza politica: Pur parlando del passato, l'album risuonava fortissimo nel 2006, e forse risuona ancor più forte oggi, ricordando come la musica folk sia da sempre lo strumento di chi non ha voce.
The Seeger Sessions è il disco in cui Springsteen si è liberato dal peso del "Boss" per tornare a essere un semplice musicista in una stanza piena di amici. È un album che celebra la comunità e dimostra che la musica tradizionale non appartiene ai musei, ma alle strade e alle piazze. Col tour del disco questa condivisione di intenti ed emozioni diventerà collettiva, verranno aggiunti brani suoi riarrangiati "in stile" e si darà forma ad una delle sue migliori tournee di sempre.
È invecchiato benissimo: suona ancora oggi come una grande festa a cui tutti sono invitati. Buon ascolto!



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