night ride home, splendido 35enne


Se Born in the U.S.A. di Springsteen era il fragore del rock anni '80, e benché si fosse nel pieno della cagnara del "Seattle sound", "Night Ride Home" di Joni Mitchell (1991) è il suono della quiete che segue la tempesta. Dopo un decennio di sperimentazioni (anche elettroniche) spesso criticate, questo album segna per Joni un ritorno alla purezza acustica, ma con la consapevolezza e la voce profonda di una donna che ha ormai attraversato molte stagioni.

In Night Ride Home, Joni Mitchell mette da parte i sintetizzatori pesanti degli anni '80 per rimettere al centro la sua chitarra acustica, accordata con quelle accordature aperte e misteriose (e irriproducibili) che sono il suo marchio di fabbrica. L'atmosfera è notturna, intima, quasi vellutata. Il basso sinuoso di Larry Klein (allora suo marito e co-produttore) avvolge le tracce, creando un groove jazz-folk elegante che non sovrasta mai la parola.

L'album esplora il territorio della mezza età con una sincerità disarmante. In "Nothing Can Be Done", canta con rassegnata ironia: «I am not old, I'm told, but I am not young». Non c'è nostalgia melensa, ma una riflessione lucida sul tempo che passa.

  • L'innocenza perduta: In "Cherokee Louise", Mitchell torna alla sua infanzia a Saskatoon per raccontare la storia tragica di un'amica vittima di abusi, nascondendo dietro una melodia dolce un testo di una durezza necessaria.

  • L'apocalisse sussurrata: "Slouching Towards Bethlehem", basata sulla poesia di W.B. Yeats, trasforma il presagio della fine del mondo in un brano percussivo e ipnotico, uno dei vertici emotivi del disco.

  • Il romanticismo quotidiano: La title track, "Night Ride Home", apre l'album con il suono dei grilli e una chitarra che sembra ricalcare il ritmo di un'auto che corre nella notte. È un inno alla felicità tranquilla, un momento di pace rubato al caos. Il grillo, badate bene, non è solo una nota di colore.... E' un grillo campionato che "canta"  ritmicamente per tutto il pezzo, sull'unica nota che "sta" su tutti gli accordi del brano...: ergo non è un grillo, ma è un colpo di genio.

A 47 anni, la voce della Mitchell è cambiata: il celebre soprano cristallino degli anni '70 ha lasciato il posto a un contralto fumoso, segnato dal tabacco e dal chilometraggio da palco. Invece di essere un limite, questa nuova estensione conferisce alle canzoni un'autorità e una sensualità che i suoi lavori giovanili non potevano avere. L'esempio perfetto è la chiusura orchestrale di "Two Grey Rooms", un brano struggente che mette in mostra tutta la sua maturità interpretativa.

Night Ride Home non è solo un album di "ritorno al folk", ma un'opera di un'artista che ha trovato l'equilibrio perfetto tra la rabbia sociale dei suoi dischi precedenti e l'introspezione più nuda.

In breve: È un disco per chi ama la musica che respira, da ascoltare preferibilmente di notte, lasciandosi guidare dalla voce di una delle più grandi poetesse e musiciste del Novecento. Se Blue era il diario di una ragazza in cerca di sé stessa, Night Ride Home è il ritratto di una donna che si è finalmente trovata.


 

Commenti

Post più popolari