Last Man Standing
Mentre il panorama della musica italiana muta a velocità vertiginosa, tra algoritmi e tendenze effimere, c’è un punto fermo che sembra sfidare le leggi del tempo.
Francesco De Gregori compie 75 anni e lo fa restando, per distacco, l'ultimo vero baluardo di una stagione irripetibile.
Non è solo una questione di longevità, ma di postura. Se altri giganti della sua generazione si sono ritirati, sono scomparsi o hanno ceduto alle lusinghe della nostalgia commerciale, il "Principe" è rimasto al suo posto: chitarra a tracolla, cappello ben calzato e quella voce che, con l’età, ha perso la spigolosità giovanile per guadagnare una saggezza ruvida, quasi blues.
Definirlo il Last Man Standing (citando volutamente il Boss) non è un'esagerazione. In un’epoca di testi "usa e getta", di non melodie tutte uguali, di neo melodico travestito di volta in volta da chissà cosa, di superficialità come un dovere ed il pensiero come un inutile fardello, le sue canzoni restano architetture complesse di immagini e sentimenti splendidamente concepite e meravigliosamente interpretate.
Vediamo alcune cose che ce lo fanno amare da così tanto tempo:
L’ermetismo narrativo: Ha insegnato all'Italia (ben prima di Pasquale Panella) che non tutto deve essere spiegato. Da Alice a La Donna Cannone, le sue storie vivono di accostamenti pittorici che ciascuno può vivere e interpretare come meglio ritiene...;
La Storia siamo noi: Ha saputo raccontare l’identità di un Paese senza mai cadere nella retorica didascalica, trasformando la cronaca in epica, e facendo politica solo in senso alto ed etimologico;
L'evoluzione costante: Dal folk purista ispirato a Dylan (e a Cohen più di quanto si ritenga) alle sperimentazioni rock, fino alle recenti collaborazioni, De Gregori non si è mai cristallizzato nel suo passato, pur avendo la capacità sublime di riproporlo, vivo e cangiante;
Oggi, festeggiare i suoi 75 anni significa celebrare una coerenza artistica rara. De Gregori non cerca il consenso dei social né la hit estiva; preferisce la polvere dei club e la precisione dei versi. È l'ultimo dei classici, un artista che ha trasformato la figura del cantautore in quella di un testimone necessario.
In un mondo che corre, De Gregori ci ricorda che vale sempre la pena fermarsi ad ascoltare una buona storia. E lui ha sempre avuto il dono di sapercela raccontare.
Auguri, Principe.



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