dieci anni senza Prince
A dieci anni dalla morte, il genio di Prince brilla più forte che mai
A un decennio dalla tragica e prematura scomparsa di Prince Rogers Nelson, avvenuta il 21 aprile 2016, il mondo della musica e della cultura pop continua a confrontarsi con l'eredità immensa e insostituibile di un artista che ha ridefinito il concetto stesso di genialità. Prince non è stato semplicemente un musicista di successo, ma una forza della natura, un visionario che ha fuso generi, infranto barriere e creato un universo sonoro e visivo assolutamente unico. Una pagina fondamentale della black music, un mix originalissimo di generi e, in ultimo ma solo per dire, un "animale da palco" come pochissimi nella storia della musica cosiddetta leggera.
L'unicità di Prince risiede innanzitutto nella sua poliedricità. Era un polistrumentista virtuoso, capace di suonare quasi tutti gli strumenti presenti nei suoi album con una maestria che lasciava a bocca aperta. I suoi assoli di chitarra, in particolare, sono leggendari per la loro intensità, tecnica e capacità di trasmettere emozione pura. Ma il suo talento al pianoforte o al basso (per Miles Davis uno dei migliori bassisti che avesse incontrato, oltre che "genio assoluto" e "nuovo Duke Ellington") non era da meno.
L'originalità di Prince si manifestava anche nel suo approccio alla composizione e alla produzione. Non si limitava a scrivere canzoni, ma creava vere e proprie architetture sonore, sperimentando con i primi sintetizzatori e le drum machine per ottenere ritmi innovativi e texture inusuali. "Purple Rain", l'album e il film che lo hanno consacrato come una superstar mondiale, è un esempio perfetto di come Prince sapesse fondere rock, funk, soul e pop in un'opera coesa e rivoluzionaria. Il brano omonimo, con il suo assolo di chitarra iconico e l'orchestra di archi, rimane uno dei più grandi capolavori della musica popolare di tutti i tempi, uno di quei rari casi (come "knockin' on heaven's doors" o da noi "la canzone del sole") ove si riesce a fare la storia con 4 accordi ed una melodia apparentemente semplice. Prince ha saputo dare esempi di semplicità estrema a fianco a complessità assolute: si sentano i live, ove la meticolosità degli arrangiamenti è pari solo, probabilmente, a quella Frank Zappa, pur con l'occhio inevitabilmente rivolto alla black music. Ed è su questo che si deve riflettere: se Prince è un geniale (e mostruoso, in senso buono) mix di tutto quello che c'è stato prima (da James Brown a Sly Stone, dalla disco dei '70 a Beatles e Stones), moltissima della musica "post Prince degli '80" è clamorosamente condizionata da lui. Tanto Beyoncè, quanto Lenny Kravitz, per dire i primi due che vengono in mente, paventano senza negarli debiti enormi. Ma è il sound della musica contemporanea, non solo ma prevalentemente black, ad essere cambiato per sempre.
Ma la genialità di Prince non si limitava alla musica. È stato anche un pioniere nel campo dell'arte visiva e del fashion design, creando uno stile androgino e provocatorio che ha sfidato le convenzioni di genere e ispirato intere generazioni di artisti. Le sue performance dal vivo erano spettacoli teatrali e multimediali, dove la sua energia magnetica e il suo carisma ipnotico catturavano il pubblico.. Qui il riferimento "white" è inevitabilmente David Bowie, che ha svolto lo stesso ruolo tra musica e costume, intercettando qualche decennio ma condizionando soprattutto i '70...: bene Prince ha fatto la stessa cosa negli '80.
A dieci anni dalla sua morte, Prince rimane un faro di creatività e indipendenza (i suoi rapporti con le case discografiche, le multinazionali, il suo rapporto con gli studi di registrazione e con i tecnici del suono, ecc...., son tutti elementi che meriterebbero approfondimenti ad hoc).
La sua dedizione assoluta alla musica, la sua costante ricerca di innovazione e la sua capacità di toccare il cuore e l'anima delle persone con le sue canzoni lo rendono un artista senza tempo. Il suo genio continua a ispirare e a far sognare, ricordandoci che la vera arte non conosce confini né scadenze.
Ci sono artisti che suonano datati dopo un anno, altri che sembrano sfondare il muro della sempiterna popolarità per poi tuffarsi olimpionicamente nel dimenticatoio, ed altri che invece restano, e che accendendo la radio a casaccio rischi di sentire, dopo dieci anni, con più probabilità del presunto successone del burattino dei vari amicixfactor o degli spagnoleggiamenti a vanvera che inquinano la contemporaneità da ormai troppo tempo, e che spariscono dopo aver fatto lo sporco lavoro di contributo alla massificazione dei troppi pecoroni che hanno ridotto la musica ad una funzione ludica, o, quando va bene, ascensoristica.
Ma, per fortuna, la storia dà torto e dà ragione.



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