the division bell e l'era Gilmour
The Division Bell (uscito oggi, 28 marzo, nel1994) è l'album che ha sancito la definitiva "era Gilmour" dei Pink Floyd. È un disco dominato da atmosfere sognanti, riflessioni sulla comunicazione e, naturalmente, dall'inimitabile timbro della chitarra di David Gilmour.
Se A Momentary Lapse of Reason (compositivamente per me superiore) forse soffriva un po' delle sonorità artificiali degli anni '80, The Division Bell torna a un suono più organico e senza tempo. Il disco è fluido, quasi liquido, con tastiere spaziali e assoli di chitarra che sono tra i più emozionanti dell'intera discografia floydiana (e che sono il punto di forza dell'album senza dubbio: Gilmour maturo ed in assoluta forma, né troppo giovane né troppo vecchio, ma già con un "chilometraggio" notevolissimo...).
Il filo conduttore è la difficoltà di comunicare. Dall'incapacità di parlare con chi amiamo alla distanza tra i popoli, l'album è un invito al dialogo. Non a caso, il brano Keep Talking campiona la voce sintetizzata di Stephen Hawking per sottolineare che le più grandi conquiste dell'umanità sono nate dal parlare.
I momenti migliori dell'album:
High Hopes: Forse una delle chiusure d'album più belle di sempre. Un brano nostalgico che parla della giovinezza perduta a Cambridge, culminante in un assolo di lap steel guitar da brividi.
Marooned: Una traccia strumentale che è pura poesia sonora (ha vinto un Grammy, d'altronde).
Coming Back to Life: Un inno alla rinascita personale, luminoso e speranzoso.
Non è un album "arrabbiato" o politico come quelli dell'era Waters (qui realmente lontanissima); è un disco introspettivo, maturo e tecnicamente impeccabile. Per alcuni puristi manca del mordente cinico del passato, ma per molti altri rappresenta la perfetta colonna sonora per un viaggio mentale.
E' chiaro che siamo davanti a un disco "solista" di Gilmour, col brand conquistato anche a suon di carte bollate (il discorso è apertissimo e forse irrisolvibile).
Generazionalmente questi sono i "nostri" Pink, ma l'anagrafe non è mai una colpa. Certo non ci vuole un super esperto per capire che l'era Waters/Gilmour era un'altra cosa, ma, se devo essere (provocatoriamente?) sincero, dico che i due dischi "watersless" sono assai migliori di "the final cut", ma indubbiamente inferiori rispetto all'era d'oro dei Pink......dibattito apertissimo......
"The grass was greener / The light was brighter / With friends surrounded / The nights of wonder." — High Hopes



Discordo pienamente 😊. Trovo infatti The Finale Cut un grande momento di creatività watersiana tra The Wall e Pros and Cons, vale a dire i vertici della sua parabola. I Floyd di Gilmour a mio avviso sono inferiori a tutta l'era Floyd precedente, la prima, breve dominata dalla folle inventiva di Barrett la seconda con il gruppo che contribuisce sinergicamente, la terza, da Animals dominata totalitariamente da Waters. Da amante floydiano comunque, non ne rinego alcuna
RispondiEliminaper me quelli di Syd sono un altro, bellissimo, gruppo. Il sound che ritengo sia la cifra stilistica dei Pink più sontuosi è dato da Gilmour, Wright e Mason, originalissimi in tutto, e la cifra stilistica compositiva è indubbiamente Waters (che al netto di qualche dichiarazione tra il comodo e l'ipocrita, adoro). Funzionavano insieme, sicuramente meglio. I dischi di Gilmour hanno portato avanti il sound Floyd, mentre quelli di Waters la composizione. Ma continuo a ritenere final cut un disco non del tutto riuscito, mi è sempre sembrato il figlio meno dotato di The Wall. Allora meglio sia Amuse to death che Momentary. Ma è ovvio che sia un'opinione discutibile e probabilmente generazionale.
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