Caro Bruno, sbagliavi (ma ti perdoniamo)
Chiesero a Bruno Lauzi, grande cantautore della scuola genovese, baciato da una splendida voce e condannato ad un'eterna e ingiusta sottovalutazione, cosa pensasse dell'avventura panelliana. Lui rispose così:
«Come in tutte le cose ci sono luci e ombre. Rispetto molto la scelta di Lucio di abbandonare una formula magica che poteva continuare a fargli guadagnare facilmente cifre enormi. Teniamo conto che il primo Zucchero, quello di Donne, si inserì magistralmente e con successo nel vuoto lasciato da Lucio. Invece Battisti a un certo punto ha sentito il bisogno di fare l’artista, e come diceva spesso: “un artista cammina davanti al suo pubblico e non dietro, il pubblico se vuole arriverà”. Questa logica lo ha spinto a cercare una nuova strada e devo dire che per me i risultati sono stati deludenti, mi aspettavo una svolta ma senza finire nell’aridità della techno, dell’elettronica e della robotizzazione. Addirittura, altro aneddoto gustoso, pare che negli ultimi lavori, nella stesura dei pezzi, quando li sentiva troppo emozionali, li tagliava senza alcun ripensamento. Cercava di rappresentare sicuramente la crudezza e la durezza che sentiva presente nel mondo circostante. Secondo lui il romanticismo delle canzoni di una volta aveva perso valore, era stato ucciso dalla cattiveria e dall’indifferenza dell’uomo»
All'autore di un capolavoro come "ritornerai" si perdona tutto, ma qui il buon Bruno sbagliò tutto, e di grosso. Non c'è una virgola o una pausa di questa risposta che sia neanche lontanamente esatta, almeno, ovviamente, a nostro modestissimo avviso.
Lauzi qui commette (inconsciamente?) l'errore che sta alla base dell'apparente critica contenuta nel primo periodo della risposta, ovvero di fatto non capisce perché Lucio non continui con la "formula magica". Apparentemente sembrerebbe dire il contrario ma, fidatevi, Freud non avrebbe dubbi.
Lucio era incomprensibile alla gran parte dei colleghi e dei fans esattamente come lo è stato ogni artista capace di guardare immensamente avanti.
Tutti, salvo i geni, si diventa conservatori.
L'opera panelliana è tutt'altro che priva di anima, o frutto di una "perdita di romanticismo"...: c'è più anima e romanticismo nei testi di Panella che nella gran parte (ovviamente non tutti) dei testi di mogol, soprattutto negli ultimi 3 (comunque ottimi) dischi.
Bastava, citando il titolo di un grande disco pop, ascoltare senza pregiudizi.
(PS: e insistiamo col nostro appello: Carissima Signora Veronese, metta i giovani in condizione di ascoltare l'opera panelliana, dia il via allo streaming e faccia un regalo alla cultura di questo povero Paese. Partecipi nel suo (non) piccolo a scopare via un po' delle troppe macerie degli ultimi 30 anni...... E' inutile donchisciottare: i giovani (e non solo) ormai o ascoltano così o non ascoltano. Mi dia retta: sia Giovane, sono certo che Lucio non avrebbe dubbi, oggi. Gli anni '90 sono finiti, e lontanissimi, allora c'era al limite una dolce guerra di posizione, oggi c'è l'urgenza del salviamo il salvabile, e Lei, a differenza dei più, può fare qualcosa)



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