tu vuò fà l'americano: splendido settantenne


Settant’anni e non sentirli. Se c’è un brano che incarna perfettamente l’ironia, il ritmo e l’anima di Napoli nel mondo, quello è senza dubbio "Tu vuò fà l'americano".

Scritta nel 1956 dal leggendario duo composto da Renato Carosone (musica) e Nicola Salerno, in arte Nisa (testo), questa canzone è molto più di un semplice motivetto orecchiabile: è un’istantanea sociologica di un’Italia che cercava di ritrovarsi tra le macerie del dopoguerra e il fascino travolgente del "sogno americano". E, musicalmente, una vera rivoluzione, 2 anni prima di "Volare" e 12 anni prima di quel '68 che vedrà il mondo della musica italiana tremare sotto le note  modernissime di "Azzurro" e di "Vengo anch'io"...


Un successo nato in un quarto d'ora

La leggenda narra che Carosone compose la melodia in pochissimi minuti dopo aver letto il testo di Nisa. Il brano fonde magistralmente il jazz, lo swing e il boogie-woogie con la tradizione della canzone napoletana. Ed in questo volta pagina esattamente come al Nord stava facendo Buscaglione col fidato paroliere Chiosso. Se abbiamo avuto la scuola di cantautori che abbiamo avuto, è anche merito loro.

Il risultato fu un mix esplosivo che rompeva con la malinconia tipica dell’epoca, portando una ventata di freschezza e modernità che conquistò immediatamente le classifiche, non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti (un’impresa quasi impossibile per l’epoca).

La satira del "finto yankee"

Il cuore del brano è la critica bonaria e divertita al giovane napoletano dell'epoca. Il protagonista:

  • Beve "whisky e soda".

  • Balla il rock 'n' roll.

  • Fuma Camel.

  • Gioca a baseball.

Ma, come ricorda saggiamente Carosone nel celebre ritornello, i soldi per questi vizi arrivano direttamente dalla "borsetta di mammà". È la parodia di chi rinnega le proprie radici per inseguire un modello culturale straniero, finendo per apparire goffo e simpaticamente patetico. Molti hanno pensato ad un riferimento ad Arbore...., ma come possiamo invece non pensare al Sordi di "un americano a Roma"....?

Un’icona senza tempo (e senza confini)

Settant'anni dopo, la forza di questa canzone non si è esaurita. Ha attraversato i decenni grazie a cover e citazioni che l’hanno resa immortale:

  • Il Cinema: Impossibile dimenticare la scena de La baia di Napoli (1960) dove Sophia Loren e Clark Gable ballano sulle sue note.

  • Il Remix: Nel 2010, il duo australiano Yolanda Be Cool con We No Speak Americano ha trasformato il brano in una hit mondiale da discoteca, facendolo conoscere alla Generazione Z.

  • L'Eredità: Artisti come Fiorello, Michael Bublé e i The Puppini Sisters hanno continuato a celebrarla, dimostrando che il groove di Carosone è universale (ma dimostrando altresì che pur antico il groove di Carosone è ben superiore alle modestie da villaggio dei vari fiorelli che periodicamente ci inquinano le orecchie)... 


Perché ci piace ancora oggi?

Perché, in fondo, "Tu vuò fà l'americano" parla di tutti noi. Oggi non sono più le Camel o il baseball, ma l'ossessione per i trend social o l'uso smodato di anglicismi a renderci, a volte, simili a quel ragazzo di settant'anni fa. 

Carosone ci ha insegnato a ridere dei nostri difetti con un'eleganza e un ritmo che non invecchieranno mai.

Buon compleanno a un capolavoro che continua a farci ballare, rigorosamente con un occhio ai sogni d'oltreoceano e i piedi ben piantati a terra.

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