tra le (poche) vere perle dei '90....Erykah !


Il debutto di Erykah Badu, intitolato Baduizm (1997), non è stato solo un album di successo, ma un vero e proprio cambio di paradigma per la musica black degli anni '90, fatto di cose antichissime in una visione completamente nuova.

In un'epoca dominata da produzioni R&B levigate e sintetizzate, la Badu si presentò con un turbante, incenso sul palco e un suono che sembrava arrivare da un'altra dimensione: un mix di jazz fumoso, beat hip-hop "sporchi" ed una spiritualità ancestrale.

Ecco i punti chiave per poter analizzare l'album:

1. La nascita del Neo-Soul

Insieme a Brown Sugar di D'Angelo, Baduizm è considerato il manifesto del Neo-Soul. Il disco recupera il calore e l'organicità del soul anni '70 (pensiamo a Stevie Wonder o Marvin Gaye) e lo fonde con l'estetica ritmica dell'hip-hop contemporaneo. La produzione, curata in parte da Bob Power (già dietro ai capolavori degli A Tribe Called Quest), predilige bassi profondi e un'atmosfera notturna.

2. Il paragone con Billie Holiday

Appena uscì il disco, la critica impazzì per la sua voce. Erykah ha un timbro nasale, pigro ma precisissimo, che molti paragonarono subito a quello di Billie Holiday. Tuttavia, non si trattava di una semplice imitazione: la Badu usava quel fraseggio jazz per parlare di numerologia, filosofia della Five-Percent Nation e relazioni sentimentali moderne con una maturità disarmante.

3. Tracce simbolo

  • On & On: Il singolo che la rese una stella mondiale. Un groove ipnotico che mescola misticismo e vita quotidiana.

  • Next Lifetime: Una ballata soul che esplora il tema della reincarnazione applicato all'amore ("Ti vedrò nella prossima vita").

  • Appletree: Un pezzo più ritmato e sfacciato che celebra l'autostima e la saggezza personale.

  • Otherside of the Game: Un racconto cinematografico e malinconico sulle difficoltà di una donna il cui compagno è coinvolto in attività illegali.


In conclusione

Baduizm è un disco essenziale perché ha dimostrato che si poteva scalare le classifiche (fu 3 volte disco di platino) senza rinunciare a un'identità artistica colta, eccentrica e profondamente radicata nella cultura afroamericana. È un album "terroso", che profuma di terra e di cielo allo stesso tempo.

Segue dopo pochissimo "Baduizm Live", prova provata che certe cose non accadono grazie ai magheggi dello studio.

In ultimo, che EB allora fosse anche di una bellezza spiazzante non guastava (obnubilava i nostri occhi, ma non le nostre orecchie).



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