Paesaggi musicali tra Novecento e Duemila
by Marco Gilardone e Lorenzo Bianchi
immagine: Claudio Magrassi, 'the City', olio su tela, 2024
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Space Oddity 1969
Iniziamo premettendo che il secondo album di Bowie uscito nel '69, noto come Space Oddity (dal titolo del celeberrimo singolo), in realtà si intitolava come il primo ( 'David Bowie ) dato alle stampe due anni prima. Fatto abbastanza emblematico in quanto testimone della volontà dell'artista di relegare il primo disco alla stregua di una sorta di esperimento in cui non riconoscersi. Quindi il primo disco per il vero Bowie diventa questo. In seguito allo straordinario successo di Space Oddity, tutt'oggi una delle migliori rocksongs di sempre, ha fatto si che il disco assumesse in seguito il titolo della title song. In effetti, anche a prescindere da Space Oddity, eccezionale esempio di ciò che sarebbe divenuto Bowie, eccezionale costruttore di canzoni che hanno unito la straordinaria vena armonico-melodica ad una capacità unica di comunicazione sonora attraverso arrangiamenti di eccezionale qualità, il disco volta densamente pagina rispetto all'omonimo del '67, entrando a piè pari nel mondo del pop-rock. Nel disco domina come detto la title-track, tuttavia numerosi altri brani sono degni di attenzione: Unwashed and somewhat and slightly dazed, Letter to Hermione, Cugnet Commitee, Wild eyed Boy from Freecloud. È un disco ancora acerbo, così come lo sarà il successivo che preparerà il terreno al primo compiuto capolavoro che sarà Hunky Dory. Ma il suono assume una corposità ben diversa rispetto agli esordi. E non dimentichiamo che nel 1969 le cose migliori le partorivano i Beatles nella fase ormai crepuscolarie The Who con Tommy (di gran lunga il miglior album dell'anno), i primi Zeppelin. E David era lì, ad affacciarsi con un brano di pari livello e forse anche più alto e un disco che rappresentava una seria intenzione di cambiare direzione. E quante poi ne cambierà!!!!
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