le note necessarie del grande vecchio

 


Dopo anni di collaborazioni con violoncellisti, sassofonisti o il suo celebre "Family Project", Saluzzi torna alla dimensione più nuda e spirituale: il solo.

In Albores, registrato a Buenos Aires, il bandoneón non è più solo uno strumento folcloristico o legato alla danza, ma diventa una voce filosofica che attraversa ricordi, paesaggi e silenzi.

  • Atmosfera: Intima, quasi confessionale. La musica respira insieme ai mantici dello strumento, includendo i rumori meccanici e i sospiri che rendono l'ascolto estremamente materico.

  • Composizione: I brani non seguono le strutture rigide del tango tradizionale. Si muovono invece tra l'improvvisazione colta e la nostalgia del tango-canción, evocando immagini della sua infanzia a Campo Santo.

  • Linguaggio: C’è un equilibrio perfetto tra la musica sacra, la musica da camera e le radici popolari argentine.

Questo disco rappresenta il culmine di una carriera dedicata a sdoganare il bandoneón dai frequenti cliché del cabaret per portarlo nelle sale da concerto. È un album sulla memoria: ogni nota sembra pesata con cura, riflettendo la saggezza di un musicista che, superati gli ottant'anni, non ha bisogno di virtuosismi tecnici per emozionare. Come diceva bene Enrico Rava, si devono suonare solo le note necessarie. E Saluzzi, peraltro mai stato musicista "pirotecnico", qui lo fa più che mai, dando una sfoggio di Anima senza pari.

La musica di Saluzzi in 'Albores' non è qualcosa che si ascolta distrattamente; è un invito a fermarsi e a meditare sulla vita, sulla natura del tempo. Oppure, come ben predicava Lucio Dalla, basta sedersi ad ascoltare.



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