botta e risposta: anche su Zappa e Prince
BOTTA
Replica più garbata possibile. Accetto e condivido alcune considerazioni. In fondo nel mio 'accendere' la polemica c'era anche una volontà di rinfocolare un poco di dibattito che non fa mai male. Ma due cose due, imperdonabile ribaldo, non te le faccio passare.
1. The Who sono stati una delle rockband migliori di sempre e sul ripetersi rimando al mittente la sua cosiderazione che denuncia scarsa conoscenza in materia. D'altra parte anche io, facendomi cagare, non ho approfondito gli Stones. Sacher-Masoch docet.
Pertanto qualcuno lo perdoni perché non sa quello che scrive. Lasciando i già citati Tommy e Quadrophenia, vette assolute del contributo rock al teatro e al cinema, come possiamo tralasciare The Who by Numbers, Who are You, Faces Dances, e anche il recente e dignitosissimo Who? Se gli Stones hanno scritto un pezzo che vale la vena compositiva di Townshend me lo segnali così mi diverto a smontarlo bullone x bullone.
2. Paragonarmi Zappa a Prince è come mettere a confronto Sveva Casati Modignani con Dostoevskji. Ma abbiamo alzato il gomito? Le partiture di Zappa le hanno dirette Pierre Boulez, Zubin Mehta, Kent Nagano, Peter Rundel. Quest' anno è in cartellone nel programma della Sinfonica della RAI. Magari mi sbaglio ma temo che Prince leggesse gli accordi scritti a parola (tipo Fa diesis minore settima). Una melassa come Purple Rain Zappa la avrebbe scritta per ridere mentre Prince la ha pubblicata sul serio. Ma dai. Esageruma nen, dicono nella ex capitale Sabauda 🤣🤣
RISPOSTA
Partiamo con un'ammissione: gli Who mi hanno sempre fatto cagare. Li trovo barocchi e leziosi, trovo che sia un finto rock pretenzioso ed anche la voce (per me, come sai, imprescindibile) non mi piace. Ma mi rendo conto che è posizione soggettiva, passibile di condanna, che equiparo a quella che ho sui Radiohead: ne riconosco valore e importanza, ma non mi violento per dire che mi piacciono.
Però ho fatto quello che tu, con Prince (dalle follie eretiche che dici) non hai mai fatto: smaronandomi il dovuto i miei povero maroni, i loro dischi li ho sentiti tutti, e ogni volta che ne esce uno, fosse anche l'ultimo dei live, lo sento. Sai, essendo diversamente matusa, Spotify mi offre questa possibilità, senza sganciar moneta per gente che di solito non mi piace, e piacevolmente la sfrutto. Lo faccio più o meno con tutti, poi, se il disco mi piace, lo compro (perché è un dovere morale, oltre che un piacere).
La tua folle, uterina e vigliacca posizione su Prince evidenzia alcune cose: la black music (escluso ovviamente il jazz) ti interessa come a me un corso intensivo di tombolo, e di conseguenza ne sai poco, altrimenti sapresti come Prince ha fatto scuola come pochi sviluppando in maniera mostruosamente originale tutta la scuola Motown, Sly Stone, James Brown, mischiandola con l'inevitabile scuola "white" (Beatles, Stones, Zeppelin), facendo di una etereogeneità assoluta, ma riconscibile alle prime note, il suo marchio di fabbrica.
Zappa è un genio che sto studiando (nella mia discoteca c'erano solo 8 dischi, niente per la sua immensa discografia e faccio tesoro del pennino onnicomprensivo che educativamente mi hai prodotto), ma è un genio tutto cervello. Con un cervello immenso, ma tutto cervello.
Prince è musicalità pura come Stevie Wonder e animale da palco forse superiore a Springsteen.
Entrambi considerati da tutti i chitarristi più importanti come dei maestri dello strumento, entrambi istericamente esagerati nella produzione, capaci di massacrare i gruppi con prove infinite (senti un live di Prince, e fatte sto regalo, così ti rendi conto del lavoro folle che c'è dietro). Zappa con incursioni altissime nella "classica" ed in un'indefinibile (e solo zappiana) "contemporanea", Prince, come detto, divenuto il riferimento principale della black music post eighties per insindacabile opinione di tutti quelli che black music fanno (sentire -come mero esempio tra centinaia- il disco di Lenny Kravitz dell'anno scorso per rendersene conto, ma tutti, nel campo, hanno un'opinione sola).
Insomma: paragonabilità molto relativa, ma indubbiamente due geni del novecento.
Ma non posso chiudere così buonista, allora dico che quando Miles Davis ha scelto di salire su un palco, è salito a fare del meraviglioso black funk col principino di Minneapolis, e non con l'intellettualone baffuto. E mai mi sognerei di sindacare opere parole ed omissioni (nel senso di pause tra note necessarie) di Miles.....
Alla prossima, vecchio culo bianco che non sei altro ;)



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