Spin 1ne 2wo, splendida meteora


Capitato incidentalmente come suggerimento odierno di Spotify, mi son detto: perché no? Disco che a casa naturalmente ho, ma  che riposa bel bello nella discoteca da tempo immemore...: bene, risentirlo è stato divertente, in senso sia etimologico che alto....

Il progetto Spin 1ne 2wo (pubblicato nel 1993) è uno di quei piccoli "tesori nascosti" della storia del rock, nato come un vero e proprio supergruppo di turnisti d'eccellenza.

Ecco una breve recensione del disco:

Il Concept: Un omaggio ai giganti

L'album è una raccolta di cover di classici del rock (dai Led Zeppelin agli Who, da Jimi Hendrix a Bob Dylan), pubblicato nel 1993. Ma non si tratta di semplici riproduzioni: il gruppo riarrangia i brani con una sensibilità tipicamente anni '90, unendo un suono pulito e potente ad un'esecuzione tecnica impeccabile. Però a differenza della secchionaggine pirotecnica di altri, qui le proporzioni tra libidine e tecnica sono perfette.

La Formazione (Il vero punto di forza)

Il disco vale l'ascolto anche solo per i nomi coinvolti, che rappresentano l'aristocrazia del rock mondiale:

  • Paul Carrack: Voce (Mike + The Mechanics, Squeeze).

  • Steve Ferrone: Batteria (Eric Clapton, Tom Petty).

  • Tony Levin: Basso (Peter Gabriel, King Crimson).

  • Phil Palmer: Chitarra (Dire Straits, Eric Clapton, l'impareggiabile e leggendario solo finale della battistiana "con il nastro rosa"...).

  • Rupert Hine: Tastiere e produzione.


I Punti Salienti

  • L'interpretazione vocale: Paul Carrack si conferma una delle voci "soul-rock" più belle di sempre. La sua versione di Can't Find My Way Home dei Blind Faith è intensa e raffinata.

  • La sezione ritmica: Sentire Levin e Ferrone insieme è un'esperienza mistica per chi ama il groove. Trasformano pezzi storici in macchine ritmiche perfette.

  • Brani chiave: Spiccano la potentissima All Along the Watchtower e una rilettura molto originale di Black Dog.

In sintesi

Non è ovviamente un disco che ha cercato di rivoluzionare la musica, ma è un esercizio di stile ai massimi livelli. È il tipico album "da musicisti": elegante, prodotto divinamente e suonato con una maestria che oggi è difficile trovare in un unico progetto. Come detto da sempre e scritto più volte, qui siamo alla cover come atto d'amore, filologica ma mai imitativa. Quando dici con certezza che un disco di cover fatte così vale dieci dischi di inedite mediocri......

Voto ideale: 9/10 – Un ascolto obbligatorio per chi ama il rock classico suonato con classe superiore, originalità e rispetto.


 

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