quando il cinema è paesaggio sonoro: accordi e disaccordi

 


Accordi e Disaccordi (1999) è uno dei tributi più sinceri e riusciti di Woody Allen alla sua più grande passione extracinematografica: il jazz.

Strutturato come un falso documentario (un "mockumentary"), il film ripercorre la vita fittizia di Emmet Ray (un magistrale Sean Penn), un chitarrista jazz degli anni '30 talentuoso quanto insopportabile, convinto di essere il secondo miglior chitarrista al mondo, subito dopo il leggendario Django Reinhardt.


La Musica: Il Cuore del Film

In questa pellicola, la musica non è un semplice sottofondo, ma il vero motore della narrazione e la chiave per comprendere il protagonista.

  • L’Omaggio a Django Reinhardt: Tutto il film ruota attorno al mito di Django. La musica di Emmet Ray ricalca lo stile Manouche (Gypsy Jazz), caratterizzato da un virtuosismo tecnico impressionante e da un'altalena emotiva tra allegria sfrenata e malinconia profonda.

  • La "Voce" di Emmet Ray: Mentre il personaggio di Emmet è arrogante, infantile e incapace di comunicare i propri sentimenti a parole (specialmente con la dolce -e iper felliniana- Hattie, interpretata da Samantha Morton), la sua chitarra esprime una sensibilità sovrumana. È attraverso gli assoli che lo spettatore scopre l'anima che il protagonista tenta di nascondere.

  • La Performance Tecnica: Sebbene Sean Penn abbia studiato duramente per rendere credibili i movimenti delle mani, l'esecuzione reale dei brani è del chitarrista Howard Alden. Alden ha fatto un lavoro filologico straordinario, ricreando quel suono secco e vibrante tipico delle chitarre Selmer-Maccaferri dell'epoca.

  • Brani Iconici: La colonna sonora è un’antologia di standard jazz magistralmente arrangiati, tra cui spiccano I'll See You in My Dreams, Sweet Georgia Brown e la struggente Unfaithful Woman.

Perché vederlo

Il film è un piccolo gioiello sulla natura del genio: Allen ci suggerisce che si può essere artisti sublimi pur restando esseri umani mediocri o fallibili. La fotografia dorata di Sven Nykvist e l'ironia amara della sceneggiatura rendono il film una ballata malinconica e divertente.

Curiosità: Woody Allen appare nel film interpretando se stesso come un esperto di jazz che commenta i vari aneddoti (spesso assurdi) della vita di Emmet Ray.

Non il migliore Allen, ma lontanissimo dai "peggiori" (diciamo meglio: dai meno belli). Quando lo lasci giocare con ambienti novecenteschi, personaggi malinconici e jazz, Allen non ha alcun rivale.

voto: 8.5 



 

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