Pino Daniele: Dal Neapolitan Power al Pop d’esportazione



Pino Daniele non è stato solo un musicista, ma il catalizzatore di una rivoluzione culturale. La sua carriera può essere letta come un dittico: da un lato l’urgenza viscerale della giovinezza, dall’altro la ricerca di una perfezione formale più levigata.

L’Età dell’Oro: Da Terra mia a Ferry Boat (1977-1985)

È in questo quasi decennio che risiede il cuore pulsante del mito. Pino Daniele inventa il "tarumbò", una fusione miracolosa tra il blues afroamericano, il rock e la tradizione melodica napoletana. In questa fase, la musica è genuinità pura, alimentata da una "Superband" (James Senese, Tony Esposito, Tullio De Piscopo, Rino Zurzolo, Joe Amoruso) capace di dialogare alla pari con i grandi del jazz-rock mondiale, qualche volta, come Gato Barbieri, ospiti nelle opere e nei concerti del Nostro.

I testi di album come Nero a metà o Vai mo’ sono intrisi di una poesia cruda, sociale e mai banale. Pino canta la Napoli dei vicoli, lo scontento giovanile, la nebbia del porto e il "nero" dell’anima con una lingua sporca di realtà, alternando l'italiano (poco) a un dialetto viscerale che non ha bisogno di traduzioni per emozionare. Fino a Ferry Boat (1985), l'ispirazione sembra inesauribile: ogni accordo trasuda fumo, sudore e una verità artistica che non scende a compromessi con le classifiche. E al limite si mescola il napoletano con l'italiano (poco) e con l'inglese. La forza di testi bellissimi che con  la "svolta italiana" si perderà per sempre

La Svolta Mainstream: Il post-1985

Dopo la metà degli anni '80, la traiettoria di Pino Daniele imbocca una strada diversa. Pur mantenendo un'altissima qualità tecnica e collaborazioni internazionali di prestigio (da Pat Metheny a Chick Corea), la scrittura subisce un processo di addolcimento (eufemismo).

Mentre i primi lavori erano spigolosi e urgenti, la produzione successiva vira verso un pop-latin più rassicurante e radiofonico. I testi, un tempo taglienti e visionari (e in lingua napoletana), ora praticamente tutti in italiano, si fanno spesso più convenzionali, focalizzandosi su tematiche amorose classiche e perdono quella carica dirompente e identitaria che aveva caratterizzato il Neapolitan Power. Sebbene brani come Quando restino capolavori assoluti, la sensazione generale è quella di un artista che ha preferito la cura del suono e la "confort zone" della melodia italiana alla sperimentazione viscerale dei primi tempi.


In sintesi: le due anime di Pino

CaratteristicaFino a Ferry Boat (1977-1985)Produzione Successiva
IspirazioneViscerale, innovativa, ribelle.Professionale, levigata, melodica.
TestiSociali, poetici, crudi e identitari.Introspettivi, amorosi, più standardizzati.
SuonoBlues, Jazz-Rock, "Tarumbò".Pop mediterraneo, World Music d'autore.
ImpattoRivoluzione culturale.Consolidamento del successo.

In definitiva, se il Pino Daniele successivo è quello del grande successo di massa, il Pino Daniele "essenziale" resta quello della prima ora: quel ragazzo che, con una chitarra a tracolla, ha saputo dare a Napoli una voce universale, sporca di blues e profumata di mare


PS: E onde non provocare reazioni scomposte nei fans duri e puri (ma anch'io lo sono!) va ribadito che Pino non ha mai scritto una musica brutta e non ha mai suonato male neanche una nota. Ma è innegabile che la "penna" di "voglio di più" o di "chi tene o mare", nella produzione post '85 non s'è più vista, neanche nelle cose migliori, purtroppo.....




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