l'ultimo ruggito di una dea
parafrasando l'avvocato Conte, pareva proprio, quella miracolosa sera, che stesse dicendo : "scansatevi ragazzine, che continuo io...."
La divina Aretha era da un bel po' che non ruggiva più...pareva invecchiata non benissimo, un disco allora recente la vedeva prendere acuti solo in falsetto, in una sequela di inutili cover di giovinastre più o meno gorgheggianti....poi arriva questa miracolosa sera in cui si onora, alla presenza del Presidente Obama e di uno tsunami di star, una delle più grandi autrici di canzoni di sempre: Carole King.
La vecchia leonessa arriva con pelliccia ed apparente scazzo e, prima novità stravolgente, si siede al piano. Lo stupore della festeggiata è palpabile. Inizia a cantare e non sembra così sicura, ma a guardare bene ha un'antica luce negli occhi.
Nel primo ritornello il piccolo ma impeccabile esercito di coristi la "appoggia" molto, e ti vien da pensare "ci siamo".....E invece da lì, improvvisamente e inaspettatamente, parte la tempesta perfetta....: sempre più "sul pezzo", la leonessa torna a ruggire, il coro torna cento metri indietro e lei va in fuga, con una mitragliata di acuti alla Aretha, nessuno in falsetto e tutti a voce piena, senza alcun trucco, portamento, gorgheggio o ochieggiamento alle giovinastre imperanti nell'inutile altrove.
Finisce senza pelliccia, a braccione larghe e con uno splendido sorriso, in quel saluto che da lì a poco sarebbe diventato purtroppo vero e definitivo.
Lasciando però il ricordo commovente di quest'ultimo, tenero e fortissimo, ruggito.



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