La memorie et la mer. L'abisso guarda in te
Torniamo su Brad Mehldau atteso in quel di Zurigo il 16 febbraio in un concerto per piano solo. E ci torniamo facendo due considerazioni su quello che possiamo definire un cavallo di battaglia del genio vivente del piano Jazz (e non solo).
La canzone capolavoro di Leo Ferre' ha fatto Storia. Tuttavia la versione di cui proponiamo l'ascolto ne mette in luce la variegazione emotiva che può generare. Mehldau non è nuovo nel mostrarci come si possa partire da una passeggiata in riva al mare al tramonto per finire nel cono di abissi senza fine. Se la ascolterete non avrò bisogno di aggiungere molte parole. La strada verso il rovescio della medaglia, verso l'oscuro e oniroide mondo sommerso della nostro pensiero inconscio può certamente partire da uno struggente angolo di malinconia. E qui Mehldau ci mostra il meraviglioso volto lirico della canzone. È tuttavia la lenta macerazione del tessuto armonico e ritmico che conduce a un 'de profundis' fatto di clusters di note sepolcrali, scavate sul lato sinistro della tastiera dello Steinway a illuminare l'abisso che qualcuno che visse a Torino e che scrisse parole epocali su Wagner ci mostrò 'guardare in noi'. E noi in quell'abisso ci dobbiamo mettere gli occhi e gli orecchi per un'esperienza destinata a rimanere a lungo nei nostri circuiti neurali. Buon ascolto.



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