autogrill


 

"Autogrill" non è solo una canzone; è un piccolo film in bianco e nero girato nella penombra della provincia emiliana. Pubblicata nel 1984 all'interno dell'album "Fra la via Emilia e il West", rappresenta una delle vette poetiche di Francesco Guccini, capace di trasformare un non-luogo per eccellenza — una stazione di servizio — in un teatro di sogni mancati.


Il "Non-Luogo" diventa Poesia

Mentre per molti l’Autogrill è solo una sosta tecnica tra una città e l'altra, per Guccini diventa il confine tra la realtà quotidiana e l'astrazione del desiderio.

Il brano racconta l'incontro fugace, quasi onirico, tra il protagonista e una barista "bionda senza averne l'aria". Non c'è un dialogo reale, ma un lungo monologo interiore alimentato dai riflessi del vetro e dall'atmosfera sospesa dell'alba.

I Temi Centrali

  • L'Occasione Perduta: Il cuore del brano è il "non detto". Il protagonista immagina forse una vita intera con quella donna, o quantomeno un'avventura romantica, ma sceglie consapevolmente di non agire. Resta il dubbio: è meglio il rimpianto di non aver provato o la delusione di una realtà che non avrebbe retto il confronto col sogno?

  • La Provincia come Destino, sempre presente nelle opere del Maestrone: La Via Emilia non è solo una strada, è un'identità. Rappresenta quel limbo tra le radici contadine e il mito americano (il "West"), dove ci si sente sempre in viaggio ma raramente si arriva altrove. Chissà perché questo Bar l'abbiamo sempre immaginato a metà tra il bar italiano di paese e quello americano on the road......

  • Il Tempo: La canzone è intrisa di una malinconia autunnale. C'è il senso della fine, della giovinezza che sfuma e della consapevolezza che "le cose vere e amare" sono quelle che restano quando le luci dell'autogrill si spengono.


Lo Stile: Fra la Via Emilia e il West

Nella versione live dell'album omonimo, "Autogrill" acquista una dimensione ancora più intima. La voce di Guccini, roca e narrativa, è accompagnata da un arrangiamento che mescola il folk d'autore con sfumature quasi jazzate, tipiche della sua band storica (con le chitarre di Juan Carlos "Flaco" Biondini), con una sontuosa citazione sassofonistica di Marangolo, che non spoileriamo, avendoci messo anni a coglierla.....

presi il resto e me ne andai.....

In quel verso finale risiede tutta la poetica gucciniana: la proiezione di un futuro alternativo che svanisce non appena si ingrana la marcia e si riparte verso la prossima stazione, lasciandosi alle spalle il miraggio.

il testo di questo brano è di tale assoluta bellezza, anche letteraria (per noi tra i 5 testi più belli di sempre e non solo italiani...), che riteniamo sia giusto riportarlo per intero in modo che possa essere letto come una splendida poesia. Quello che effettivamente è.



La ragazza dietro al banco mescolava

Birra chiara e Seven-up

E il sorriso da fossette e denti

Era da pubblicita'

Come i visi alle pareti di quel piccolo autogrill

Mentre i sogni miei segreti

Li rombavano via i TIR.

Bella d'una sua bellezza acerba

Bionda senza averne l'aria

Quasi triste, come i fiori e l'erba

Di scarpata ferroviaria

Il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere

Che tracciavo con un dito

Dentro ai cerchi del bicchiere.

Basso il sole all'orizzonte

Colorava la vetrina

E stampava lampi e impronte

Sulla pompa da benzina,

Lei specchio' alla soda-fountain

Quel suo viso da bambina

Ed io, sentivo un'infelicita' vicina.

Vergognandomi, ma solo un poco appena,

Misi un disco nel juke-box

Per sentirmi quasi in una scena

Di un film vecchio della Fox,

Ma per non gettarle in faccia

Qualche inutile cliché

Picchiettavo un indu' in latta

Di una scatola di tè.

Ma nel gioco avrei dovuto dirle

"Senti, senti io ti vorrei parlare...",

Poi prendendo la sua mano sopra al banco

"Non so come cominciare...

Non la vedi, non la tocchi,

Oggi la malinconia?

Non lasciamo che trabocchi

Vieni, andiamo, andiamo via..."

Termino' in un cigolio

Il mio disco d'atmosfera

Si sentì uno sgocciolio

In quell'aria al neon e pesa

Sovrasto' l'acciottolio

Quella mia frase sospesa

Ed io... ma poi arrivo' una coppia di sorpresa.

E in un attimo, ma come accade spesso

Cambio' il volto di ogni cosa

Cancellarono di colpo ogni riflesso

Le tendine in nylon rosa

Mi chiamo' la strada bianca

"Quant'e'?" chiesi, e la pagai

Le lasciai un nickel di mancia

Presi il resto

E me ne andai.

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