89 Anni di "Azzurro" e Jazz

    


Oggi il mondo della musica (e del disegno, e dell'avvocatura e, ce lo conceda il Maestro, della poesia) si toglie il cappello: Paolo Conte compie 89 anni.

Nato ad Asti il 6 gennaio del 1937, l'avvocato più famoso della canzone d’autore italiana continua a ricordarci che non serve urlare per farsi sentire. Gli basta un filo di voce roca, un pianoforte che sembra uscito da un locale fumoso degli anni '20, mille giochi di parole, sassofoni soffiati e contrabbassi sempre, e naturalmente quel suo inconfondibile sguardo ironico, saggio e piemontese, sotto i baffi.

Una sintesi delle ragioni della nostra imperitura passione:

  • l'avvocatura: Ha saputo unire il rigore del foro di Asti alla libertà del jazz, regalandoci capolavori come Via con me, Gelato al limon e quella Azzurro che è diventata ormai una sorta di inno nazionale alternativo. Qui c'è anche un dato personale su cui nel blog non si insiste, ma qualche piccolo passo nell'avvocatura e nella musica l'ha fatto anche chi scrive ;). Ed il primo ricordo che ho di Conte è la cassettina di "un gelato al limon", con mio padre sulle strade di Francia, per cui sì, sono anche un pochino di parte.....;)

  • Esotismo casalingo: Nelle sue canzoni ci porta a Timbuctu o a Parigi, a Stradella o nelle nebbie sabaude, restando comodamente seduti su una sedia di paglia in un cortile piemontese.

  • L’eleganza del "nonsense": Solo lui può far sembrare profondamente filosofico un verso come "it's wonderful, it's wonderful..." , oppure parlare di "aia bionda" o del colore dei tranvai, oppure chiudere un verso con un metrico zazzarazzaz ....

  • il coraggio della "scorrettezza" (o quel che oggi sarebbe -stupidamente- considerata tale), ovvero scrivere che  la donna d'inverno "non sia anche più intelligente", oppure che "l'ultima donna che  avremo se non è bella fa niente, se buffa grassa vedremo...." (solo per fare due esempi)...

Insomma...: lo amiamo perché ancora dopo così tanti anni ci pare essere l'artista della canzone più libero che si sia visto in Italia: niente facili paraculismi, niente compromessi pateticamente economici, niente sanremi, niente duetti ruffiani, niente appartenenze politiche, solo "la sua cosa", sempre bella, sempre uguale, tanto che, sfiorando la retorica della rima dico: menomale.

Più che un semplice  cantautore, Conte è un architetto di atmosfere. È riuscito a rendere "pop" la malinconia e a trasformare ogni concerto in un viaggio nel tempo, tra bar che falliscono, donne fatali e una nebbia che sa di buono. Chi vi scrive l'ha visto la prima volta a metà ottanta e l'ultima due anni fa agli Arcimboldi a Milano. Nessuno avrebbe notato i 40 anni in mezzo, pur nei mille cambiamenti. La forza di uno stile superiore, per molto tempo più forte del tempo.

Citando a tal proposito un altro grande, "il tempo non si innamora due volte dello stesso uomo"...: ecco, il tempo s'è innamorato di Conte per un sacco di tempo.

A 89 anni, Paolo Conte resta il nostro miglior antidoto alla banalità. 

Buon compleanno, Maestro! Che ci sia ancora tanto jazz e tanto "azzurro" nel suo spartito.







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