terreni di confine: bring on the night (canzone, live)


Dopo lo scioglimento dei Police, Sting compie una mossa audace e allora molto criticata: abbandona la formula del trio rock per circondarsi di giovani leoni del jazz (Branford Marsalis, Kenny Kirkland, Darryl Jones e Omar Hakim).

L'album Bring On the Night documenta il tour di The Dream of the Blue Turtles e dimostra che il pop può essere "alto", colto e tecnicamente complesso senza perdere il suo impatto viscerale. È l'atto di nascita del "Sting solista", un artista che rivendica la libertà di improvvisare e di contaminare i generi.


Analisi del brano

In questa versione live, il brano (originalmente dei Police, 1979) viene totalmente rigenerato. Se l'originale era un reggae-rock cupo e minimale, qui diventa una cavalcata jazz-fusion travolgente.

  • L'intro: L'arpeggio di chitarra circolare viene mantenuto, ma funge da tappeto per una sezione ritmica esplosiva. Il basso di Darryl Jones e la batteria di Omar Hakim creano un groove molto più denso e funk rispetto all'originale.

  • L'energia: Il brano sfuma senza soluzione di continuità in When the World Is Running Down, creando un flusso di energia inarrestabile.


Sintesi degli assoli

Il cuore del brano è la libertà solistica concessa ai comprimari, che elevano il pezzo a vette virtuosistiche:

  • Kenny Kirkland (Piano): Il suo assolo di pianoforte è leggendario. Parte con un fraseggio melodico per poi esplodere in una serie di cluster e scale cromatiche rapidissime, tipiche del post-bop, che sfidano la struttura pop del pezzo.

  • Branford Marsalis (Sassofono): Marsalis risponde con un timbro graffiante e lirico allo stesso tempo. Il suo intervento non è mai decorativo, ma dialoga costantemente con la voce di Sting, portando una tensione emotiva che il rock tradizionale raramente raggiungeva.


in conclusione

Bring On the Night è la prova che il talento individuale, se messo al servizio di una visione collettiva, può trasformare una hit radiofonica in un’opera d'arte dinamica. È il momento in cui il jazz è entrato negli stadi dalla porta principale.

in più, dato per allora non irrilevante, non era così frequente vedere  un gruppo che mescola jazz e pop-rock, fatto da bianchi e neri... (anzi, "peggio": una star bianca con "alle spalle" -in realtà totalmente comprimari- un gruppo di all stars black.....). Credo che anche chi allora non gradì abbia ormai capito ed elaborato, magari contemplando il deserto attuale, l'importanza (e la bellezza) dell'operazione....



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