l'anno che verrà (e auguri a tutti da Interplay)


"L'anno che verrà": Cronaca di un'attesa tra speranza e disillusione

Se esiste una canzone capace di scattare una fotografia nitida e veritiera dell'anima italiana alla fine degli anni '70, quella è senza dubbio L'anno che verrà. Scritta da Lucio Dalla in un momento di profonda trasformazione personale e collettiva, il brano non è solo un classico di Capodanno, ma un lucido manifesto politico e poetico.

Il contesto storico: La fine degli "Anni di Piombo"

Il 1979 è un anno cerniera. L'Italia sta uscendo dal decennio più buio della sua storia repubblicana, segnato dal terrorismo, dalle stragi e dal rapimento Moro (1978). C’è un forte desiderio di normalità, ma anche un profondo senso di smarrimento.

Dalla scrive il testo sotto forma di lettera a un amico lontano (forse il critico Giuseppe Grazzini, o forse un alter ego dello stesso Dalla). Il tono è colloquiale ma carico di tensione: si parla di "sacchi di sabbia vicino alla finestra", un riferimento diretto al clima di guerriglia urbana e alla paura che si respirava nelle città.

Il significato: L'ironia come difesa

Il brano gioca tutto sul contrasto tra la realtà cruda e l'utopia infantile. La "trasformazione" descritta nella seconda parte della canzone è quasi surreale:

  • “Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno”

  • “Cristo scenderà dalla croce”

Dalla usa l'ironia e l'arma del paradosso per descrivere una sorta di ottimismo forzato. La sua non è una profezia felice, ma l'analisi di come le persone abbiano bisogno di "inventarsi" un futuro radioso per sopportare un presente difficile. Il finale, "l'anno che sta arrivando tra un anno passerà", rivela null'altro che il ciclo eterno dell'illusione umana.


Aspetti tecnici e produzione del disco

L'album Lucio Dalla (1979) segna il picco della maturità artistica del cantautore bolognese, che per la seconda volta scrive interamente anche i testi (dopo la fine della collaborazione con il poeta Roversi ed il folle e geniale esordio ai testi del capolavoro "com'è profondo il mare").

ElementoDescrizione
Struttura MusicaleIl brano ha un andamento a "crescendo". Inizia in modo intimo, quasi sussurrato (piano e voce), per poi esplodere in un perfetto arrangiamento orchestrale e corale nel finale.
I MusicistiIl disco vede la partecipazione degli Stadio (allora band di supporto di Dalla). Spiccano la presenza di un Ron straripante tra strumenti, cori e arrangiamenti, l'ospitata di De Gregori su "cosa sarà" (sempre di Ron) e quel suono tipico degli Stadio, cui ci saremmo così affezionati negli anni.
Tecnica VocaleDalla utilizza uno stile quasi parlato all'inizio, per poi sfociare in quel timbro graffiante e scat-jazzistico che lo ha reso unico.
L'InnovazioneLa fusione perfetta tra la canzone d'autore "impegnata" e un pop sofisticato, capace di arrivare a milioni di persone senza perdere spessore intellettuale. Per anni il successo ha inflazionato il brano, facendone dimenticare l'assoluta bellezza (anche "tecnica"...)

Un'eredità intramontabile

L'anno che verrà ha trasformato la malinconia in una vera preghiera laica (ma coi riferimenti religiosi che, insieme ai cani, non mancheranno mai nei testi di Lucio. 

Ancora oggi, 47 anni dopo l'uscita, ogni 31 dicembre la cantiamo non certo perché crediamo davvero che "sarà tutto diverso", ma per l'eterno bisogno umano di scriverci una lettera e dirci che, nonostante tutto, vale la pena continuare a sperare.

Naturalmente Interplay approfitta di questo articolo per augurare a tutti i migliori auguri per l'anno nuovo, che ci auguriamo ricchissimo di Musica, di articoli e di sane letture.



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