Gato e l'Italia
Gato Barbieri, il sassofonista argentino che ha saputo fondere il calore del Sudamerica con l'avanguardia del jazz, ha mantenuto un legame viscerale e produttivo con l'Italia per tutta la sua carriera. Questo rapporto non è stato solo professionale, ma una vera e propria simbiosi amicale e culturale.
Ecco una sintesi delle tappe e delle collaborazioni più significative nel nostro Paese.
1. Il sodalizio con Pier Paolo Pasolini
Alcuni dei momenti più alti della carriera di Barbieri in Italia sono legati al cinema. Fu Pier Paolo Pasolini a volerlo per la colonna sonora di Appunti per un'Orestiade africana (1970).
Il sax di Gato, con il suo timbro graffiante e quasi "urlato", divenne la voce perfetta per commentare le immagini di un'Africa in fermento, mescolando jazz free e suggestioni etniche. Questa collaborazione consacrò Barbieri come un artista capace di dialogare con le menti più brillanti dell'intellettualità italiana.
2. Il trionfo con Bernardo Bertolucci
Il successo planetario arrivò nel 1972 con la colonna sonora di "Ultimo tango a Parigi". Sotto la regia di Bertolucci, Barbieri compose un tema diventato iconico, intriso di malinconia, erotismo e dramma.
L'impatto: La musica di Gato non fu solo un sottofondo, ma una sorta di "personaggio aggiunto" del film.
Il premio: Grazie a questo lavoro, Barbieri vinse un Grammy Award, consolidando la sua fama di compositore cinematografico di primo livello.
3. Jazz e Pop: Antonello Venditti e Pino Daniele
Barbieri ebbe la rara capacità di passare dalle sperimentazioni più ostiche alla melodia pop-cantautorale, senza mai perdere la propria identità.
Antonello Venditti: Il sassofonista legò il suo nome a brani storici come Modena (a parere di chi scrive il capolavoro dell'Antonello nazionale)... Il suo assolo di sax nel finale del brano è considerato uno dei momenti più intensi della musica leggera italiana, capace di elevare una canzone pop a una dimensione epica e jazzistica.
Pino Daniele: La collaborazione con il "lazzaro felice" fu naturale. Entrambi condividevano un'anima mediterranea e sudamericana al tempo stesso. Gato partecipò a sessioni dal vivo e registrazioni, fondendo il suo sax con il blues partenopeo in un abbraccio tra culture "di frontiera". E anche il nostro Pino partecipò ad un disco dell'argentino (Apasionado, 1982)
4. La scena jazzistica romana
Negli anni '60, Barbieri visse a lungo in Italia, diventando un pilastro della scena jazz romana. Collaborò strettamente con musicisti del calibro di Enrico Rava, con cui condivise l'esperienza del free jazz più radicale prima di virare verso il latin jazz che lo rese celebre nel mondo.
In sintesi
L'Italia per Gato Barbieri non è stata solo una meta di passaggio, ma una seconda patria creativa. Dalle collaborazioni d'autore con i giganti del cinema alle incursioni nel grande pop, il "Tigre" ha lasciato un'impronta indelebile, dimostrando che il jazz può essere un linguaggio universale capace di parlare anche la nostra lingua.
"Il mio sax cerca la melodia italiana ma con il ritmo del sangue argentino."



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