e pensare che c'era l'ironia


Premessa già conclusiva: oggi un disco così sarebbe letteralmente impossibile. Nessun discografico lo produrrebbe, nessun giornalista ne parlerebbe (o ne parlerebbe bene) e probabilmente qualche Procura se ne occuperebbe.

Sì, perché nel nostro povero Paese, a un certo punto (direi intorno ai '90) goliardia e ironia hanno ceduto il passo (a giudicare oggi direi irreversibilmente) a seriosità ed autoreferenzialità....c'è stata un'epoca nella quale sparirono gli Squallor e comparvero i Litfiba, sparirono le sperimentazioni sanremesi di Alice o degli Stadio e comparve Ranieri con una melodiazza degna del "miglior" Villa... Restaurazione e decadenza insieme.

Quindi, se avete il coraggio di affrontare le nuvole che cercano di obnubilarvi la mente, senza pregiudizi costruiti in questi ultimi decenni e sfidando le semplici banalità  imperanti (ma ahimè rassicuranti), ascoltate questo disco e la gigantesca portata di consapevole cretineria che ha dentro (e che è sempre e solo sintomo di intelligenza).

E allora il crescendo di scorrettezza e goliardia che parte soft da Rocchenrollo per arrivare all'oggi impensabile Sottopassaggio vi apparirà meraviglioso, così come irresistibile apparirà la folle Spadolini Nella Giungla o la demenzialissima Tango Delle Palle. Ad ascolto finito, ve lo garantisco, vi sentirete meglio, forse persino più liberi.

Capolavoro



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