perché James Senese è stato importante



L'ondata di cordoglio è andata ben oltre le (almeno mie) aspettative. Probabile che il mio disincanto verso il nostro meraviglioso Paese stia passando (o abbia già passato) la misura.....

Di certo quanto visto e sentito in questi giorni ha certificato una cosa in modo assolutamente chiaro: James Senese è stato importante. Importante e amato.

Ma perché è stato così importante e amato? Provo ad abbozzare una tesi tra il tecnico e l'umano.

James aveva (almeno apparentemente) un carattere duro, o forse era il personaggio, chissà, ma di fatto attirava simpatia, come spesso capita per i burberi, la cui sensibilità e bontà è spesso mascherata da una protettiva da una recita a soggetto...: ma quel che si percepisce è sempre la verità, e James era più che evidentemente un buono.

James era nero, figlio della guerra, in un'epoca in cui la cosa non era né semplice né frequente. Ma lo era a Napoli, città madre che ama i suoi figli, tutti e sempre.

James suonava da dio. Non stupiva con frasi pirotecniche, con "cascate di note". Il suo scopo non era stupire ma emozionare. Ed ha inventato questo meraviglioso minestrone tra il funk, il jazz, la canzone napoletana e chissà cos'altro. Nelle sue note ci sono inflessioni arabe quanto americane, c'è l'onnipresente Napoli e il gioco di squadra (Napoli Centrale rimane un "movimento" importantissimo, oltre che un gruppo)... E il suono del suo sax (ma anche della sua voce) era riconoscibilissimo. E bellissimo.

Quello che possiamo sperare è che non sia stato vano. Che il passaggio di James Senese su questa terra non generi solo cordoglio e un affettuoso e dovuto ricordo, ma sia un insegnamento di cosa sapevamo e forse sapremmo ancora fare, se solo volessimo.

Viva James Senese

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