Louis & Dizzy, due scuole, due filosofie, due realtà

 


Nel simpaticissimo video qui sotto (televisione ovviamente americana, qualche bel decennio fa....) si incontrano, senza scontrarsi (ed anzi divertendosi), due scuole di pensiero della musica afroamericana, due capiscuola universamente riconosciuti e spesso contrapposti nelle (eccessive?) rispettive tifoserie.

Fatto sta che Louis era già allora la "vecchia scuola", amatissima e popolarissima, mentre Dizzy era il nuovo, l'ardito e il pirotecnico, era lo sconcertante presente nonché la sfida al futuro.

La domanda che mi faccio e vi faccio, sentendo tutte le trombe dei decenni successivi (con l'ovvia eccezione di quel fuoriclasse di Miles, realmente fuori classifica ovunque), non è che in fondo in fondo siamo ancora in quella contrapposizione lì, magari semplicemente aggiornata tra le magie del "sound" ?

Buon ascolto



Commenti

  1. Bellissimo post. Passata la sbornia avanguardistica mi sono ritrovato ad innamorarmi della tromba di Satchmo. Volendo semplificare, mi verrebbe da dire che la "linea" di Dizzy ha trovato eccellenti continuatori in Fats Navarro, Clifford Brown per giungere a Lee Morgan e Freddie Hubbard, cioè in trombe sempre più proiettate in avanti, nello spingere più in là il virtuosismo e nell'esplorare armonie più complesse.
    L'eredità di Satchmo è stata portata avanti inizialmente da nomi del calibro di Clark Terry e Harry Edison, ma...
    Forse colui che ha fuso al meglio le anime di entrambi è stato proprio Miles, che ha preso il lirismo da Armstrong e il fuoco di Dizzy per distillarli in un suono e un'estetica tutta sua.
    E' un peccato che in anni relativamente recenti l'eredità di Satchmo sia stata imbalsamata e cristallizzata sotto la lente museale di Marsalis - personaggio che pure ha i suoi meriti, intendiamoci - proprio lui che era vitalismo, energia pulsante, humour...
    Ma forse era inevitabile. Come era inevitabile che il pianismo moderno fosse condizionato molto più da Liszt che non da Chopin. Quando arriva la frattura, tornare indietro è ancora possibile, senza incarnare una filosofia revivalistica?

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    1. intanto grazie per il complimento iniziale; di fatto, del tuo intervento quoto ogni singola virgola; ed anzi trovo interessantissima la teoria di Miles come fusione delle anime/scuole di Louis e Dizzy. Molto molto interessante anche il discorso della "frattura" da cui non si torna indietro, prerogativa di pochi. Faccio un esempio "leggero" (e dimmi se fraintendo) : Prince e Dylan hanno fatto la frattura (da lì irrinunciabile e non ignorabile) Terence Trent D'Arby e Bryan Adams no. Corretto? Se il discorso è quello, allora nel jazz si aprono scenari di discussione interessanti: pianismo di rottura oltre Mehldau (lo stesso Mehldau lo è?) Sax di rottura realmente post Coltrane?

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    2. E' esattamente quello che intendevo. Per questo ho storto il naso quando, anni fa, su Blow Up mi è capitato di leggere un editoriale di Stefano Isidoro Bianchi (classe 1961, non proprio un ragazzino) che diceva sostanzialmente che lui dell'importanza se ne fregava e che considerava Bonnie Prince Billy di gran lunga superiore a Dylan. Ma Oldham/BPB è un figlio di Dylan! Come si può ignorare questo dato? Avrei capito se avesse preso uno che non c'entrava nulla (ma a quel punto il paragone avrebbe perso di significato, no?)
      Ecco io faccio una fatica boia a ignorare chi ha voltato pagina. Probabilmente oggi Waits mi piace più di Dylan, però Dylan ha voltato pagina più e soprattutto prima di ogni altro, praticamente tutta la musica popular moderna discende da lui più che da ogni altro nome, come facciamo a fare lo sforzo immaginativo di concepirla escludendo lui? Sì, prima di lui c'erano stati Blind Lemon Jefferson, Woody Guthrie e Pete Seeger, del resto nulla nasce da niente (nemmeno la materia), ma Dylan ha fatto quello che ha fatto...

      Sul jazz: Mehldau non è un rivoluzionario alla Coltrane o alla Ornette, secondo me. Ha compiuto un lavoro (altissimo) di sintesi, però direi che viene dalla linea Evans-Jarrett (lirismo, interplay, attenzione alla forma), a cui ha aggiunto 2 cose: stratificazione polifonica, e il legame organico con la popular music contemporanea (Nick Drake, Beatles, Radiohead). Potrebbe aver tracciato una nova linea, sì, ma più come "espansione coerente" di un qualcosa che esisteva già prima piuttosto che come rottura radicale.

      Sul sax post-coltrane, nessun dubbio invece: dopo di lui TUTTI si definiscono in rapporto a lui. I più ne sono figli diretti, qualcun altro ha scelto l'opposizione per distinguersi (penso a Stan Getz, Sonny Rollins o più tardi un Brandford Marsalis che come il fratello ha voluto ancorarsi alla tradizione).
      Poi c'è chi ha preso strade ibride: Garbarek con la sua via europea e rarefatta, Steve Coleman con l'M-Base, Chris Potter (che ho visto pochi mesi fa con Dave Holland qui a Roma) che fonde il linguaggio di Coltrane con il linguaggio postmoderno...

      Insomma Coltrane è stato così totalizzante o lo si abbraccia o lo si nega, ma non si può ignorarlo: l'ombra della frattura che ha generato domina ancora oggi il sax jazz...

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    3. perfetta sintonia su Trane. E altroché su Dylan...mi sa tanto che quel critico sia uno di quelli che "nonesistonoipinkdoposyd"....ovvero quella razza di narcisi bastiancontrari che si "masturbano" così, e sono tantissimi.... Un altro imprescindibile, ma ne parleremo diffusamente, è James Brown. L'80% della moderna black music arriva da lì, e lui ha fatto una bella fratturona, eccome.... Su Mehldau dici cose vere, ma io gli attribuisco un quid in più. La vera domanda forse è (ma forse)...: se esiste un "post Jarrett" (e sottolineo se....;) ) può essere incarnato da Mehldau?

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    4. Concordo assolutamente su J. Brown.
      Per quanto riguarda Mehldau: se esiste un post-Jarrett, inteso ovviamente non in senso meramente temporale ma che affronti la questione sul "cosa fare con l'eredità di Jarrett", allora forse sì, il candidato più credibile è senz'altro lui. Io continuo a vedere più la continuità che le deviazioni, ma non lo dico per sminuirlo, è un musicista molto intelligente che anche nei momenti di stanca è raro scada nel cliché (a parte forse Places che era bruttino anzichenò...)

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    5. Pensa che a mio parere Places è una delle sue cose migliori. 😊 Non ho dubbi a considerarlo insieme a Metheny il più importante musicista di area jazz, e soprattutto un compositore molto più interessante sia di Evans, al quale è molto ma molto superiore sul versante squisitamente pianistico, sia di Jarrett.

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    6. Avremo modo in tempi brevi di spiegare dettagliatamente le ragioni delle nostre affermazioni soprattutto con un saggio sulla trimurti degli ultimi 50 anni: Jarrett, Metheny, Mehldau

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    7. Ammetto che mi state facendo venire il dubbio di essermi perso qualcosa: non ho seguito gli sviluppi degli ultimi 10 anni delle uscite di Mehldau, e lui è ancora abbastanza giovane per poter voltare pagina con qualcosa di inedito. Troppi libri da leggere, troppa musica da ascoltare, troppi film da (ri)vedere...E nel mezzo ci sarebbe anche una vita da vivere :) Mi aggiornerò...

      Capisco il tuo discorso, ma Evans per me è veramente nell'empireo: non potrà vantare la polifonia quasi bachiana di Mehldau (sarà un caso che M. arriverà a incidere tributi a Bach, proprio come Jarrett?), ma il gusto della sua invenzione armonica, la naturalezza delle melodie che sgorgavano da quelle dita, la capacità di dar vita a un suono cameristico nel trio hanno aperto una dimensione lirica e intimista nel piano jazz assolutamente inedita, che prima di lui semplicemente non esisteva. Se oggi Mehldau può permettersi la profondità introspettiva che conosciamo è perché Evans ha riscritto la grammatica del pianoforte jazz. Per me comunque basterebbe ascoltare la versione di My foolish heart presente in Waltz for Debby: uno standard inciso praticamente da chiunque, ma quella versione lì, con Evans al piano a rallentare il tempo fino al parossismo per spremere da quella splendida melodia ogni singola goccia di romanticismo, per resta la migliore in assoluto.

      Comunque bisognerebbe mettersi d'accordo su cosa si intende per importanza: Metheny va senza dubbio rispettato, è un musicista straordinario, ma i suoi dischi, a parte qualche eccezione, non mi dicono granché. Le cose migliori credo le abbia fatte in collaborazione con altri, ad esempio quello splendido disco in duo con Haden, Beyond the Missoury Sky (be', Haden qualunque cosa toccasse diventava oro).
      Se parliamo di impatto e influenza potrei essere d'accordo. Ma...L'opera deve essere per forza "di massa", per incidere?
      Io comunque al buon Pat preferisco sicuramente Bill Frisell ;)

      Saluti!

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    8. Intanto comunque grazie prode Kurwenal perché è proprio di persone come te che questo blog ha bisogno di nutrirsi. Probabilmente incroceremo le spade (ad esempio per me Dylan a Waits può giusto lustrare le scarpe. Uno è uno straordinario musicista, capace di Swordfishtrombones, l'altro un menestrello capace di poetare che musicalmente e vocalmente non vale una cippa.) Aspetto repliche infuocate anche dal mio socio Lorenz dylaniano e dylaniato

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    9. Grazie a voi per il blog e l'opportunità di discutere della nostra passione!
      Ma...Mi sembrava di aver detto di preferire Waits personalmente! Anche se Dylan musicalmente non è mai stato ingenuo come qualcuno vuol sostenere: le melodie e gli arrangiamenti di Desire e Street Legal, ma anche la produzione "lanoisiana" di Oh mercy, stanno lì a testimoniarlo. Per non parlare di Blonde on Blonde...
      Poi penso che una melodia come quella di My back pages (ad esempio, ma non è certo l'unica) valga una carriera, anche se capisco che cantata dai Byrds possa piacere di più a qualcuno.
      A presto!

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    10. intanto le valutazioni secondo me bisognerebbe sforzarsi di farle hic et nunc: ovvero per giudicare Evans dobbiamo calarci nel pianismo di allora, ed è lì che appare in tutta la sua originale grandezza, è il passo oltre (ovviamente i classici e) Lennie Tristano e Monk ..... Dylan ha preso quel che c'era prima, come un abilissimo cuoco, e ne ha fatto una cosa nuova, che son 50 anni almeno che scopiazzano tutti. Quello che poi è successo con Prince. Non può essere negato. Ciò detto anche per me Waits è un artista superiore (per me come cantautrice la è anche Joni....). Mehldau è incredibilmente divisivo (non me l'aspettavo), pur nella ammissione da parte di tutti che è un mostro di bravura. Fatico comunque a trovare pianismi post jarrettiani di quel livello (ma, caro socio, sai che per me ogni Keith della musica è irraggiungibile, soprattutto due...e non certo Tippet, che mi fa abbastanza cagare)

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    11. Ahah.....so dove vuoi arrivare fratello. Però io resto convinto come tu ben sai che Richards sta alla musica come un Posto al Sole sta a Bergman

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    12. Preferisco le scoregge di Bombolo a tutta la discografia degli Stones. Almeno quelle mi fanno ridere. tz....

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    13. perché non sei mai stato, di fondo, pervaso dall'anima del rock; vale più un riff di Keef che tutta la vita musicale di pausinpezzalijova

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