presentazione, protagonisti e metodo
Benvenuti su INTERPLAY, un Blog in cui si parlerà di musica afroamericana (Jazz per gli amici) e nel quale troverete qualche trigger per conoscere/condividere/ricordare pagine importanti.
Per una curiosa devianza che da sempre ci affligge, preferiamo quasi invariabilmente giocare ‘fuori casa’. Così se perdi, in fondo, te lo potevi aspettare, e puoi dare sempre parte della colpa al fatto di avere avuti il tifo contro. Tant’è che di questo Blog che ospita il jazz né Lorenzo Bianchi né Marco Gilardone (che ne sono artefici) sono legittimamente titolati a farlo.
In primis perché, dai primordi fino alle soglie della venerabile età e anche tutt’ora, si sono guadagnati il pane (e più di una fetta di salame nobile del Giarolo) professando i mestieri, rispettivamente, di avvocato e di medico. In secundis perché, pur avendone ascoltato delle vagonate e acquistato fantastiliardi di CD e Vinili, il Jazz non lo hanno mai suonato.
Entrambi, ma soprattutto Lorenzo che vanta un numero incalcolabile di esibizioni live come cantante e chitarrista (per tacer del sax degli esordi adolescenziali e nobilmente panariani, e qui quelli di Tortona sanno, e gli altri devono lavorare di immaginazione), hanno praticato la musica pop, cantautorale, blues e lo fanno tutt’ora. Marco ha invece frequentato tangenzialmente, da melomane patentato, la carriera giornalistica di critico musicale con prevalente orientamento verso il teatro d’opera (prima sui magazine cartacei l’opera e Musical! e oggi sulla rivista online Connessi all’opera). Ma entrambi hanno per il jazz un amore speciale, ne ammirano lo status, ad un tempo, di musica colta e popolare, ne adorano la libertà e l’intenzione di aggirare quanto più possibile disgustosi dictat e meccanismi di consumo.
Ecco quindi nascere Interplay, un blog che, almeno nelle intenzioni inziali (che faranno via via i conti con l’incoerenza di fondo) vedrebbe dividere i contributi in 4 categorie:
1. Snapshots: poche parole e tanti link
2. Pistolotti: riflessioni più o meno dotte, pretenziose, inutili e tediose
3. Beckmesser Corner: recensioni di dischi, video, concerti (ricordiamo per i distratti che Sixtus Beckmesser è il critico/censore ottuso e gretto, ridicolizzato e demolito da Wagner nei Maestri Cantori di Norimberga. E che c’entra con il Jazz? Come avrebbe risposto Alex Drastico: è molto semplice! Un cazzo!!)
4. Oi Dialogoi: conversazioni, dialoghi in stile platoniano e non platonico, aspri confronti senza esclusione di colpi, anche sotto la cintura.
Auguriamo a chi avrà la bontà e il buongusto di seguirci, nonché di perdonarci inesattezze, preconcetti e oziose divagazioni BUON BLOG e BUON JAZZ
Lorenzo e Marco



Bellissima iniziativa. Da grande appassionato di musica (non soltanto jazz, ma il jazz occupa senz'altro un posto importantissimo) vi seguirò con piacere.
RispondiEliminaConfesso che, alla veneranda età di 40 anni, mi sento un po' orfano di blog, forum e tutti quei magnifici luoghi virtuali in cui discutere con altri appassionati delle proprie passioni. Anche perché non sono presente sui social, quindi eventuali gruppi di discussione presenti su quelle piattaforme mi sono preclusi.
In bocca al lupo per il vostro progetto.
A presto.
su social no sono presente nemmeno io perché li trovo creature pornografiche; questo tuttavia non mi allontana dall'idea che il web possa rappresentare un veicolo di scambio tra persone non ancora inghiottite dall'involuzione. Perciò grazie dell'interessamento. A breve cominceremo a fare su serio. E non mi riferisco al post sulle scoregge melbrooksiane ; )
EliminaInoltre mi incuriosisce il nickname Kurwenal. Wagneriano?
Ebbene sì, wagneriano.
EliminaPer quanto riguarda i social...Non vorrei aprire il vaso di Pandora per discussioni infinite che con la musica non c'entrano, ma mi limito a dire che la tecnologia, al di là del mantra che amano ripetere in molti ("i social sono solo un mezzo, dipende da come li usi), non è mai neutra. E uno slittamento antropologico, piccolo o grande a seconda dell'invasività della tecnologia in questione, avviene quasi sempre. Senza per questo voler scivolare nella visione di un determinismo tecnologico troppo rigido.
Comunque resta il fatto che McLuhan è l'intellettuale più citato e meno letto degli ultimi 60 anni, ahahah.
Curiosa coincidenza wagneriana. Ho appena pubblicato sulla rivista online Connessi all'opera un breve vademecum per un tentativo di avvicinamento a Wagner del quale sono idolatra e pellegrino a Bayreuth che considero Terra Santa al pari delle Roncole di Busseto e di Salisburgo😊
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