Il capolavoro di Sting (versione film)


 

Che non si tratti di uno dei dischi live più importanti di sempre lo può sostenere solo chi non l'ha mai sentito (o, in subordine, chi non capisce una fava). D'altra parte prendete uno dei cantanti pop/reggae/punk più importanti dello splendido passaggio tra i '70 e gli '80, il bassista di Miles, uno dei batteristi più forti del mondo, un sassofonista che si stava costruendo un enorme e meritato successo ed un pianista favoloso (purtroppo con vicino un pessimo destino) e mettete tutto insieme. Avrete la più bella contaminazione jazz / altro e bianco /nero che si sia mai vista (forse solo dopo la coppia Bill Evans / Miles Davis)....

Purtroppo non molti sanno che ne esiste una versione meravigliosa video.

Che tra l'altro si trova in HD anche sul Tubo, e la trovate qui sotto. Rifatevi le orecchie e gli occhi.



Commenti

  1. Per una curiosa coincidenza il disco l'ho riascoltato proprio oggi. Quando si dice il caso...
    Penso sia un unicum nella storia della musica popular o quasi, mi vengono in mente giusto Shadows and Light della Mitchell e certe cose di Joe Jackson che potrebbero in qualche modo essere accostate a BOTN come concept e resa finale.
    Lo Sting solista fino a The Soul Cages mi piace molto.

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  2. Sting ha la dannazione di essere popolare e intellettuale (la cosiddetta "sindrome di Lucio Dalla" 😉) e in più di esser bello. Dati questi presupposti, questo live non è un miracolo. È di più.

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  3. Si però Dalla ha pubblicato tre album importanti poi ha iniziato a carusare pietosamente fino alla fine. Sting è stato capace di interpretare in modo autorevole il songbook di John Dowland e pochi lo potevano fare. Ricordo di avere recensito per 'l'opera' Dongs front the Labirynth, parlandone bene

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    1. ingeneroso con Dalla, scheggia impazzita nel primo periodo, intellettuale avanguardista e originalissimo nel periodo Roversi e genio totale dal 78 all'83. Poi pian piano l'ispirazione è finita, come per Pino Daniele, mantenendo un'enorme popolarità (cioè dischi bruttini ma non tanto da mandarlo in malora)

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    2. Ma non era del '77 Come è profondo il mare? O ricordo male io? Comunque anche secondo me su Dalla severità eccessiva. Però è indubbio che, fra quei cantautori che non hanno mantenuto le promesse, i peggiori siano appunto Dalla, Daniele e Bennato, mettendo sul piatto della bilancia le cose buone e quelle atroci venute dopo.

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    3. Rettifico. Considero Dalla tra coloro che hanno composto canzoni tra le migliori della storia del cantautorato italico. Ma, come alcuni altri, la sua altissima qualità è concentrata in un periodo breve. Come ha ricordato correttamente Kurwenal (spero con il consenso di Tristan) Pino e Bennato fanno parte della cumpa. Aggiungo Finardi. Solo Fossati d'altra parte è migliorato con la maturità. E ha scritto il più intenso disco a firma (fatto ignobile) DeAndre, che peraltro ha sempre avuto bisogno di stampelle perché scriveva buoni testi ma con le musiche non andava d'accordo. Quindi chiedo venia se ho trattato troppo male Dalla. È uno dei pochi cantautori veri di grande statura

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    4. Credo che De Andrè fosse soprattutto un eccellente "direttore d'orchestra": non voglio fare il paragone con Miles perché sarebbe fuori luogo, ma è un fatto che, anche se il contributo dei suoi collaboratori era senz'altro fondamentale, poi questi non riuscivano ad eguagliare i risultati quando lavoravano per conto loro o con altre persone (eccezione: Fossati. La disciplina della terra per me è forse persino più bello di Anime Salve). Quindi che il suo contributo e la sua impronta fossero fondamentali non lo metterei troppo in discussione.
      Comunque ascoltando attentamente Anime Salve secondo me si riesce a risalire facilmente ai brani che portano più l'impronta di De Andrè e a quelli che invece portano quella di Fossati. Poi che la sua figura sia stata eccessivamente santificata in anni recenti è un altro discorso, e effettivamente pare quasi una bestemmia affermare di preferire, che so, Paolo Conte.

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    5. Commento interessante il tuo. E concordo sul fatto che pur essendo un gran furbacchione che rubava a man bassa (da Telemann a Jannacci) avesse un certo Shining che altri non avevano. Resta il fatto che, magari esagerando un po' e condizionato dal fatto di non provare per lui alcuna simpatia, faccio fatica a rubricarlo tra i cantautori veri. Così come non lo è Battisti. Quindi chi me lo fa passare come il più grande cantautore italiano a mio parere non capisce un cazzo.
      Pensa che una volta ho sentito un demente fanatico dire che prima o poi la storia avrebbe riconosciuto DeAndre sullo stesso piano di Beethoven. Ludovico Van!!!! Se non gli ho spaccato quella testa di minchia è solo perché pratico la non violenza. Concordo infine su La Disciplina della Terra, e aggiungo che insieme a Macramè è la vetta del cantautorato italiano

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    6. Si, vabbè...De Andrè come Beethoven. Siamo al delirio. Purtroppo gli appassionati di musica pop-rock (come anche i cinefili, ma ne parleremo) sanno essere esaltati come pochi...
      Comunque un furto di De Andrè che non ho mai visto citato da alcuno è quello nei confronti di Rabelais, autore a me molto caro: i nani che sono carogne di sicuro perché hanno il cuore troppo vicino al buco del culo. Me ne sono accorto solo io? Gargantua e Pantagruele, libro II, capitolo 27 (mi pare): quando parla della nascita dei pigmei, nati da una scorreggia di Pantagruele (Rabelais diceva che erano cattivi perché hanno il cuore troppo vicino alla merda, ma il succo quello è).

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    7. a Faber va riconosciuta una capacità estrema, che sfora abbondantemente nel talento, nei testi (sul rubacchiare, escluso Dalla....o sono io che non riesco a sgamarlo...., lo fanno tutti....vogliamo parlare di Vecchioni o Zucchero?), oltre che una voce e una capacità di usarla straordinarie. Battisti musicalmente era talento puro , a tratti certamente definibile geniale, e parecchio di frattura...; ovviamente non era tecnicamente un cantautore. Come non lo era un altro creatore straordinario di canzoni come Elton John. Su Fossati il mio socio di musica e blog sa quanto convenga (beh....basta vedere quante volte siamo tornati sulle sue note, nelle ludiche nostre vesti di modesti ma appassionati orchestrali......)

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    8. A giudicare dalle opinioni rilasciate all'epoca sui vari cantautori (De Gregori escluso), credo che se qualcuno avesse definito Battisti un cantautore lui si sarebbe parecchio incazzato. Credo volesse essere considerato un musicista (e diamine, se lo era)...

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    9. Comunque per tornare a De Andrè: confesso che i dubbi di Emg sono stati a lungo anche miei, ma alla fine va giudicato il prodotto per quello che è, e se il disco porta la firma di De Andrè non posso che prenderne atto...
      Piuttosto, quello che in parte mi infastidisce di lui (e che sento lontano da me) è l'immaginario: tutto quel paternalismo, borghesissimo, nei confronti degli ultimi...Magari sto facendo il processo alle intenzioni e la sua era semplicemente pietas, un sentimento laico e assolutamente legittimo, anzi direi meritorio. Però in parte riconosco quella condiscendenza tipica di una certa classe (sono figlio dell'alta borghesia anche io).
      Ecco, sento molto più affine a me l'immaginario di Conte e di Guccini; i dischi del Guccio non saranno all'altezza di quelli di Faber, ma tant'è. Anche se Signora Bovary ha poco da invidiargli.

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    10. Guccio ha fatto almeno 3 album epocali, sublimati da un live perfetto, altroché. Poi sicuramente è privo di un approccio anche (volendo colposamente e non dolosamente ) borghese....Più che altro hai citato Conte, che amo moltissimo (e che omaggiamo in ogni concerto), e di cui si parlerà in queste "pagine", ma non approfondisci.....compositivamente è l'anti guccio (dove il buon Francesco mette 34 parole, il collega Paolo ne mette circa 2....). Poi diciamolo, l'avvocato e borghesissimo sabaudamente, che è categoria totalmente a parte......dicci qualcosa

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    11. Hai ragione, non elaborato perché non volevo dilungarmi, avendolo già fatto abbondantemente ;) Comunque, quello che intendevo è che Guccini ha avuto la forza di costruire un canone popolare e colto al tempo stesso; credo che la sua peculiarità stia proprio nell’essere, in un certo senso, un montanaro-letterato: la sua poesia è antiborghese non per posa ideologica, ma per radice antropologica. In Guccini c’è sempre la tensione tra la micro-storia (le vite minime, la provincia, i personaggi marginali) e la macro-storia (la Resistenza, il ’68, le grandi illusioni e disillusioni collettive, i personaggi simbolo). È la sua maniera di interrogare “il posto dell’uomo nella storia”, con una lingua densissima, sovrabbondante, quasi bulimica di parole, che fa del canto una sorta di narrazione civile.

      Conte ne è il perfetto contraltare: lì non troviamo la dimensione storica o politica, ma un immaginario che potremmo definire provinciale nel senso più nobile: la provincia di Conte è fatta di notti, di cortili, di bar di periferia, di malinconie e sogni ad occhi aperti. Dove Guccini accumula parole e cronache, Conte sottrae, rarefà, crea una poetica dell’ellissi: è capace di mettere in fila due sole parole che sono però capaci di evocare un mondo intero. La sua è un’estetica “alta”, che trasfigura la provincia in un luogo dell’anima, lontanissimo dalle scorciatoie generazionali e dal ribellismo epidermico di un Vasco o di un Ligabue (non è necessariamente una critica eh).

      E poi, certo, Conte ha anche la sua “borghesia sabauda”: ironica, malinconica, ma sempre elegante e fuori dal tempo. Per questo credo che Guccini e Conte siano due poli complementari della nostra canzone d’autore: l’uno radicato nella storia collettiva e nel fiume delle parole, l’altro immerso in una dimensione personale, evocativa, fatta di sottrazioni e di immagini sospese, quasi onirica nei suoi spostamenti e nelle sue condensazioni (e scusate se tiro fuori Freud, ma non ho trovato di meglio).

      Sono due immaginari molto diversi, ma entrambi mi parlano, a differenza di quello di De Andrè che mi pare più algido e distaccato nelle sue liriche.

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    12. Grazie. Mi avete intrattenuto piacevolmente. Sintetizzo perche in un blog che intende parlare di Jazz stiamo 'svaccando' di brutto. Guccini tutta la vita e Bovary miglior album in assoluto della sua discografia (il cantautorato è equilibrio tra parole e musica, non dimentichiamolo mai). DeAndrè cantante carismatico, interprete di se stesso eccezionale, non è un cantautore. Anime Salve la vetta (in gran parte scritto da Fossati). Live con PFM disco caposcuola.
      Non dimentichiamo Finardi (oltretutto cantante di altissimo lignaggio) dagli esordi fino a Dal Blu. E ricordiamoci di Gianmaria Testa, di cui nel 2026 cade il decennale della prematura scomparsa. Autore vero e capace di coinvolgere musicisti come Mario Brunello, Paolino Fresu e Gabriele Mirabassi che non suonano con chiunque.

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    13. aggiungo una dimenticanza per rispondere al prode Kurwenal. Per me i dischi di Guccini sono di gran lunga superiori a quelli dei De Andrè. Tant'è che nel mio scaffale di quest'ultimo ho solo Anime Salve e il Live PFM. Il resto (Creuza de ma incluso) lo ho sempre trovato di un tedio che nemmeno le sinfonie di Nielsen o i quartetti più brutti di Haydn mi danno. I dischi di Francesco li ho tutti in bella mostra e li sento ancora. Also sprach...

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    14. Guarda, Guccini è stato uno dei primissimi che ho iniziato ad ascoltare, ero ancora bambino. Ancora oggi ricordo a memoria TUTTE le sue canzoni, figuriamoci (non ho mai comprato Canzoni da Intorto e Canzoni da Osteria, ma gli altri fino a Ultima Thule li ho tutti).
      Su De Andrè faccio una fatica immensa a scindere i meriti (indubbiamente grandi) da tutta la mitologia che gli gira attorno. Ho cominciato a capire che qualcosa era cambiato nella percezione collettiva quando TUTTI hanno cominciato a dire e scrivere che De Andrè era "senza dubbio" il miglior cantautore italiano. Persino una mia ex che andava avanti a pane e nu-metal, robbie williams, e qualche altra amenità assortita, aveva il culto di De Andrè. Bah, misteri. Però non vogliamo mica farne una colpa a lui, se le cose sono andate così?
      Ps: capisco certi quartetti di Haydn, del resto era uno che componeva a nastro, ma il povero Nielsen che t'ha fatto?

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    15. Mi tedia. Ma un po' tutti i nordici. Berwald, anche Grieg (piano concerto a parte) e pure Sibelius. Boh. Chissà perché poi....

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    16. beh, socio, non stiamo svaccando del tutto: tanto Guccio quanto Conte hanno sempre rivestito le proprie opere di jazz e jazzisti, sono una sorta di via italiana alla Mitchell, indubbiamente come Mina e Vanoni (ma qui altro discorso, che comunque faremo, sull'Arte dell'interpretazione pura)......: confermo le impressioni su Faber , unico cantautore che ascoltano mia figlia (anni 20) e i suoi amici....... Probabile operazione di marketing molto furba (d'altra parte a Yoko Dodori non aveva da insegnare neanche la buonanima di Marchionne)...... Sulla disamina della differenza Guccio/Conte, caro splendido ospite, come si diceva a scuola un tempo, 10 per forma e contenuto, accordo totale

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    17. Grazie per lo "splendido"! E per il 10, che ai miei tempi non si dava praticamente mai, bella soddisfazione ;)
      Appena ho un po' di tempo leggo il post di oggi

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  4. Mi unisco al 10 del FulGido. Ormai sei una specie di terza gamba del blog. Ottima scrittura, ampiezza di vedute, cultura, nessuna remora ad esprimere opinioni anche impopolari e soprattutto, mi sembra, entusiastica motivazione a partecipare. Grazie mille

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